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Grecia e profitti, brividi d’estate

di Marco Sabella

Il deterioramento della situazione economica europea ha toccato il fondo. Ma le aspettative di crescita degli utili aziendali peccano ancora di un eccesso di ottimismo. Ecco perché settori difensivi come la salute e l’alimentare (food &beverage) guadagnano posizioni nei portafogli dei grandi investitori. Sebbene anche alcuni comparti più ciclici, come la chimica, stiano rapidamente rimontando le posizioni. In pochi tratti essenziali è questa la valutazione «media» dei fund manager europei, così come emerge dalla tradizionale ricerca mensile di Bofa Merrill Lynch. Un’analisi che tasta il polso delle opinioni e delle scelte di quegli operatori che interpretano — ma soprattutto determinano con le loro scelte — le tendenze dei mercati. All’indagine di giugno, che si è svolta fra il 3 e il 6 del mese, hanno partecipato un totale di 155 fund manager europei che amministrano una massa di circa 280 miliardi di euro di raccolta. Classifica Ma quali sono i principali timori dei grandi investitori? Al primo posto in classifica tra le minacce che si stagliano all’orizzonte i fund manager europei individuano l’evolversi della crisi del debito sovrano della Grecia. Una quota del 43%dei fund manager indica nel default ellenico la principale fonte di instabilità per i mercati finanziari e il maggior pericolo per la ripresa economica. Ancora a maggio la quota di chi considerava la Grecia il principale fattore di destabilizzazione del sistema si fermava al 36%del totale del campione. Scende invece l’allarme inflazione, considerata una minaccia dal 33%dei grandi investitori. Appena cinque mesi fa la percentuale di coloro che prevedevano i prezzi in forte aumento anno su anno si attestava all’ 83%del totale. Sul versante della crescita economica la lettura della situazione corrente è invece contrastata. Da un lato c’è il positivo che solo l’ 8%dei rispondenti al questionario si aspetta un deterioramento del quadro macroeconomico europeo, esattamente la stessa percentuale del mese scorso. Un risultato che sembra indicare come, almeno nelle aspettative dei grandi investitori, la fase di maggior rallentamento del ciclo sembri ormai alle spalle. Ma se l’indebolimento economico sembra essersi arrestato, non altrettanto rosee sono le attese circa l’evoluzione dei profitti. Il 15%dei grandi investitori si aspetta infatti un rallentamento della crescita degli utili nei prossimi 12 mesi, contro il 4%di chi aveva la stessa opinione appena il mese scorso. Gary Baker, lo strategist azionario europeo di Bofa Merrill Lynch, fa notare che «si tratta del dato peggiore dall’aprile del 2009» . Specularmente la quota di gestori che prevede una crescita degli utili nei prossimi 12 mesi scende dal 57%di maggio al 37%odierno. Di fronte a questi timori diffusi sulla tenuta della moneta unica a causa della crisi greca e sul calo degli utili aziendali non sorprende che nei portafogli dei fund manager sia proprio la componente azionaria ad essere maggiormente sacrificata. «In realtà — sottolinea Gary Baker — a livello globale si osserva un tendenziale riequilibrio verso una posizione di neutralità per tutte le principali classi di investimento, dalle azioni, ai bond, alla liquidità. Non c’è in altri termini un fuggi fuggi dalla componente ad alto rischio del portafoglio» . Scelte La presa di distanza dai listini riguarda infatti soprattutto l’Europa, perché cresce nei portafogli globali la fiducia per l’azionario dei Paesi emergenti (con l’esclusione della Cina) e del Giappone. Per quanto riguarda il Vecchio Continente, invece, circa il 15%dei gestori ha deciso di ridurre la quota dell’investimento azionario (underweight), contro una percentuale di pessimisti che a maggio raggiungeva appena l’ 1%. E’ interessante osservare che anche lo Stock Exchange britannico — sebbene la sterlina non faccia parte dell’area euro — subisce un drastico taglio all’interno del portafoglio dei grandi investitori, il 21%dei quali dichiara un underweight sulla Borsa di Londra, contro una percentuale di pessimisti del 14%del mese scorso. A fare le spese di questa generale revisione dei portafogli sono soprattutto i settori più ciclici delle borse europee, che, con l’eccezione della chimica (sovrapesata per il 14%del campione) sono in calo generalizzato all’interno delle gestioni. In particolare scendono i comparti dei servizi finanziari (-26%), dei viaggi e del tempo libero (-16%) e delle costruzioni (-11%). Cresce invece, la quota di portafoglio dei settori difensivi, come la salute, un overweight secondo il 18%dei grandi investitori, l’energia (+15%) e le telecomunicazioni (+15%).

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