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Grecia e petrolio pesano sulle Borse

Il tema resta quello: la Grecia. Ieri i tassi dei titoli di Stato di Atene erano, seppure non completamente, «invertiti». Il bond ad un mese è arrivato a rendere più del 5%. Cioè, ben al di sopra delle scadenze a 3 mesi (2,9%) e 6 mesi (2,7%). E non solo. Il tasso del triennale è andato oltre al 9,3% a fronte dell’8,53% della duration a 5 anni e dell’8,6% del decennale. 
Si tratta di un segnale negativo. In generale, infatti, più il prestito ha una lunga durata e maggiore è l’interesse che il creditore pretende. Quando la regola si «inceppa» vuol dire che sale il timore che i denari prestati possano non essere restituiti in toto (oppure, solo parzialmente).
Ciò detto, perchè questa paura in quel di Atene? Semplice: è l’ipotesi che, se non si trova l’intesa per l’elezione del Presidente della Repubblica, possa andarsi al voto anticipato. Una tornata elettorale dove la lista Tsipras, favorevole all’euro ma anche alla ristrutturazione del debito greco, potrebbe raggiungere la maggioranza relativa. Il che, ovviamente, ai mercati non piace e così fioccano le vendite. In un simile contesto, al di là dei pesanti interrogativi sull’eccesso di potere dei mercati e la reale libertà di scelta politica dei cittadini, i listini azionari hanno vissuto una seduta ad alta volatilità. In particolare quelli dell’Europa mediterranea che, giusto o sbagliato, nella mente degli investitori sono assimilati tra di loro. Così, insieme ad Atene (-1%), Piazza Affari è stata la peggiore (-0,89%). Ad una incollatura si sono piazzate Parigi (-0,84%) e Madrid (-0,62%). Sopra la parità, invece, Francoforte (+0,06%).
Insomma, un’altra seduta negativa per l’azionario dove, però, ha giocato il suo ruolo anche il mondo dell’oro nero. Il future sul petrolio Wti, infatti, è sceso sotto quota 61 dollari, ai minimi da luglio 2009. L’ennesimo scivolone, a ben vedere, è stato la conseguenza di due fattori. In primis, c’è stato il taglio delle stime sul 2015 per la domanda di barili dell’Opec. Poi, ha influito il dato sulle scorte di petrolio negli Usa che, a fine settimana scorsa, sono cresciute a 380,789 milioni di unità. Un valore molto al di sopra delle stime degli esperti. A fronte di questo uno-due gli operatori hanno venduto il derivato della commodity (per gli approfondimenti vedere a pag. 40). Il calo, a sua volta, ha provocato l’ulteriore flusso di «sell» sui titoli del comparto energetico. Il paniere paneuropeo dell’«Oil&Gas», infatti, ha chiuso in ribasso dell’1,88%, mettendo a segno la peggiore performance tra tutti i settori dello Stoxx 600.
Il debito pubblico
Fin qui alcune indicazioni sull’azionario. Quali, però, le dinamiche sui titoli del reddito fisso? Al di là del tema Grecia, ieri c’era attesa per l’asta dei BoT. Il MeF ha venduto, nell’ultimo collocamento del 2014, la somma preventivata di 5,5 miliardi in titoli a 12 mesi. La domanda è stata buona: il rapporto di copertura è arrivato a 1,84. Il rendimento medio lordo, invece, è risultato in crescita oltre le stime: il tasso è risultato a quota 0,418% (era stato lo 0,335% a metà novembre) a fronte di una previsione in area 0,35-0,38%.
Lo spread BTp-Bund, dal canto suo, si è mosso in maniera indipendente dall’asta. Il differenziale, altamente volatile, è stato influenzato per l’intera seduta dagli umori legati alla Grecia. Così, arrivato oltre quota 141, ha chiuso la seduta in leggero rialzo a 137 punti base (133 due giornate fa) con il tasso del decennale italiano al 2,05%. La differenza, invece, tra il rendimento del Bonos spagnolo e il benchmark tedesco si è fermata a 118 punti base e lo yield del titolo di Madrid ha chiuso le contrattazioni all’1,18%. Dal debito pubblico ai cambi valutari. L’euro verso il dollaro ieri ha guadagnato un po’ terreno (in rialzo dello 0,4% oltre 1,24). Crollo, invece, delle monete di alcuni Paesi esportatori di petrolio. Tra queste, ad esempio, il rublo. Il cross tra moneta unica e divisa russa ha toccato il nuovo massimo storico, spingendosi oltre quota 68. A fronte di queste dinamiche dell’oro nero, tornando all’equity, anche Wall Street è scivolata pesantemente all’ingiù.
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