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Grecia e inflazione, BTp sopra il 2%

Gli sviluppi della crisi greca continuano a tenere gli investitori con il fiato sospeso. La notizia che i creditori hanno messo nero su bianco un’offerta finale da inoltrare al governo greco ha alimentando le speranze su un accordo in extremis. Ma a tenere banco sui mercati sono state anche le scommesse degli investitori sulle mosse della Bce alla luce dei dati sull’inflazione nell’area euro pubblicati ieri. Numeri relativi al mese di maggio che sono risultati superiori alle stime degli analisti (l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,3% contro un +0,2% del consensus) alimentando l’idea che il Quantitative easing abbia, se non i giorni, quantomeno i mesi contati.
L’obiettivo della Bce è contrastare il rischio di una spirale deflattiva (prezzi in calo) ed è chiaro che qualsiasi segnale di miglioramento su questo fronte sia letto dagli investitori come indicativo del fatto che la politica espansiva stia iniziando a dare frutti e che la medicina della liquidità facile possa non rivelarsi più necessaria qualora l’inflazione, nei prossimi mesi, dovesse riportarsi verso il target ufficiale della Bce: inferiore ma vicina al 2 per cento.
Il dato sull’inflazione ha avuto effetti importanti soprattutto su euro e rendimenti dei titoli di Stato. Se per buona parte del primo trimestre di quest’anno l’euro si è deprezzato e i rendimenti dei bond governativi sono scesi proprio sulla spinta del Quantitative easing ieri si è così assistito ad un movimento inverso. Dopo un avvio di seduta sotto quota 1,10 la moneta unica ieri si è nettamente apprezzata sul dollaro superando la soglia di 1,11. Pesanti le ripercussioni sul fronte obbligazionario con vendite generalizzate sui titoli di Stato dell’area euro. Bersagliati in particolare i Bund tedeschi, già al centro della speculazione dei mercati tra aprile e maggio. Il tasso decennale tedesco, partito a quota 0,54% è volato fino allo 0,72 per cento. Quello dei BTp è risalito fino al 2,12% rivedendo i livelli di dicembre. Il differenziale di rendimento (spread) è rimasto realtivamente stabile chiudendo sui livelli della vigilia: 140 punti.
Dopo un rally nella prima parte dell’anno i titoli di Stato dell’area euro hanno subito un pesante storno tra la fine di aprile e la prima metà di maggio. Un’inversione di tendenza innescata, in parte, anche dalle prese di posizione di alcuni grossi gestori obbligazionari che hanno invitato a speculare al ribasso sui bund tedeschi. Il più famoso tra quelli che hanno preso questa posizione è Bill Gross (ex numero uno di Pimco ora a Janus Capital) che recentemente ha ribadito la propria posizione indicando all’1,5% il suo obiettivo per il decennale tedesco.
Ieri gli unici titoli ad essere esclusi dall’ondata di vendite sono stati i bond governativi greci che, sull’ottimismo per una conclusione positiva della trattativa con i creditori, ieri hanno registrato un netto calo dei tassi con quello a 10 anni che si è riportato sotto la soglia dell’11 per cento. Meno bene è andata alla Borsa che ha perso il 2,47 per cento. La performance di Atene è stata in linea con le altre principali piazze continentali che hanno chiuso in calo: Francoforte ha perso lo 0,94%, Parigi lo 0,41 e Londra lo 0,36 per cento. In controtendenza Piazza Affari e Madrid che hanno chiuso in rialzo dello 0,6 e dello 0,3% rispettivamente.

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