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Grecia-creditori, piccoli passi avanti e l’Eurogruppo anticipa il vertice

Avanti. Piano, ma avanti. La Grecia e i creditori hanno continuato a negoziare per tutto il weekend a Parigi. E le trattative hanno iniziato secondo indiscrezioni a fare qualche timido passo nella giusta direzione. Sabato sul tavolo ci sarebbero stati gli obiettivi macroeconomici delle riforme e i target che Atene sarebbe chiamata a rispettare. Tema caldo, ma non rovente come il dossier lavoro, dove le posizioni tra le parti sono ancora piuttosto distanti, mentre sulle privatizzazioni, anch’esse al centro dei negoziati di ieri, sarebbero stati registrati progressi.

Il calendario prevedeva in teoria per oggi la presentazione di un ventaglio completo di riforme che potesse costituire la base per l’intesa finale. I tempi però non sono ancora maturi. E nessuno per ora si immagina di riuscire ad arrivare a un’intesa a 360° entro l’Eurogruppo di venerdì di Riga che consenta a Ue, Bce e Fmi di sbloccare i 7,2 miliardi di aiuti in grado di salvare la Grecia dal default. Il timido ottimismo ha portato però a convocare per mercoledì un Eurogruppo tecnico in cui i dicasteri delle finanze del vecchio continente saranno in grado di capire a che punto si è arrivati per dare il semaforo verde all’affondo finale. Il vero obiettivo di tutti è ormai quello di trovare la quadra entro l’appuntamento successivo tra i ministri dell’11 maggio. Anche perché il giorno successivo Atene è tenuta a rimborsare qualcosa come 800 milioni di euro al Fondo Monetario internazionale, scadenza che riuscirebbe a onorare con molti meno patemi se alla vigilia i creditori sbloccassero gli aiuti.
Gli Stati Uniti, convitato di pietra della questione ellenica, continuano il loro pressing per un esito positivo della vicenda. Prima Barack Obama, poi il segretario al tesoro Jacob Lew hanno chiesto alle parti di venirsi incontro. Sollecitando il governo di Alexis Tsipras ad ammorbidire le sue posizioni e ribadendo all’Europa che non è più il caso di imporre un’altra overdose di austerità alla Grecia. Il motivo dell’insistenza a stelle e strisce è chiaro: Syriza ha provato a sparigliare le carte dei negoziati giocando con giusta spregiudicatezza la carta della geopolitica corteggiando con insistenza Cina e Russia. Questa settimana (forse già oggi), insiste la stampa ellenica, potrebbe arrivare l’intesa con Mosca sul gasdotto Turkish Stream. E in quell’occasione, malgrado la prudenza del Cremlino, si vedrà se e come Vladimir Putin vorrà sostenere Atene. Si parla di una sorta di “anticipo” di qualche miliardo sui futuri profitti. Manna che cade dal cielo per un esecutivo a caccia disperata di quattrini. Briciole però a fronte della grandezza dei suoi problemi reali visto che Bce, Ue e Fmi hanno prestato alla Grecia ben 240 miliardi per evitare il default.
I riflettori sotto il Partenone non sono però puntati solo sui negoziati con i creditori. Oggi ad Atene inizia il processo ad Alba Dorata. I vertici del partito dell’ultradestra nazionalista compariranno per la prima volta davanti ai giudici con l’accusa di associazione a delinquere per l’omicidio del rapper Pavlos Fyssas e le aggressioni a extra-comunitari. Il timore di molti è che se l’impianto dell’accusa non reggerà e se la cose sul fronte europeo si avviteranno, i neo-nazisti — già terzo partito del paese — possano guadagnare ulteriori consensi.
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