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Grecia, corsa contro il tempo oggi la proposta all’Eurogruppo ossigeno da Bce, Usa in campo

L’Europa ha informalmente respinto la richiesta greca di convocare una riunione dell’Eurogruppo per decidere un prolungamento del prestito internazionale che non sia associato ad una riconferma del memorandum e delle misure di austerità in esso contenute. La domanda di convocare i ministri finanziari avrebbe dovuto partire ieri da Atene, ma Bruxelles ha fatto sapere che, in quei termini, la proposta era irricevibile. La linea dell’Eurogruppo resta che l’unica proroga possibile è quella del programma di assistenza che scade a fine mese, e che prevede nuovi finanziamenti a fronte di precisi impegni del governo greco ad adottare una serie di misure per risanare i bilanci. L’ultima speranza di evitare il default del Paese resta dunque appesa ad una nuova richiesta di convocazione dei ministri europei che la Grecia dovrebbe inviare oggi con una terminologia che risulti accettabile a Bruxelles e soprattutto a Berlino. I mercati continuano a credere che un accordo, alla fine, si troverà. Ieri le Borse europee, compresa quella di Atene, hanno fatto registrare chiusure in positivo e gli spread si sono ridotti. In questo senso va anche la decisione del board della Bce, che ieri sera dopo una lunga discussione ha confermato la linea di finanziamenti di emergenza che la Banca centrale greca può concedere agli istituti di credito del Paese dissanguati dalla fuga di capitali. Francoforte ha anche deciso un leggero aumento dei fondi disponibili: da 65 a 68,5 miliardi di euro. Tuttavia, nonostante la mediazione italiana, francese e del presidente della Commissione Jean- Claude Juncker, le posizioni tra Atene e Bruxelles appaiono ancora molto distanti e si sta febbrilmente lavorando nella notte per trovare una formulazione condivisa che consenta di riconvocare l’Eurogruppo entro la fine della settimana. «Non è accettabile e non sarà accettato che ci si lanci in una estensione dei crediti alla Grecia sganciata dalla messa in opera delle riforme. La due cose sono indissociabili», ha dichiarato ieri il portavoce del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble. E la cancelliera Angela Merkel ha esortato Tsipras a non abbandonare le riforme: «La solidarietà c’è, ma non a senso unico». L’intransigenza dei falchi è rafforzata dal fatto che qualsiasi accordo sottoscritto dai ministri dovrà comunque passare l’esame dei parlamenti tedesco, olandese, finlandese ed estone, ancor meno disposti dei rispettivi governi a fare concessioni alla Grecia. La pressione su Tsipras perchè accetti il salvataggio proposto dall’Europa sta diventando sempre più forte. Ieri è intervenuto anche il segretario al Tesoro americano, Jacob Lew, che ha telefonato al suo collega greco Varoufakis per invitarlo a «trovare una strada costruttiva in accordo con l’Europa e il Fondo monetario internazionale» perchè «l’incapacità di trovare un accordo porterebbe immediatamente a tempi difficili per la Grecia e l’incertezza non fa bene all’Europa». L’agenzia di rating Fitch ha minacciato un nuovo declassamento della Grecia criticando «la strategia politica del rischio calcolato» e ricordando che «il pericolo di un errore politico, da una parte o dall’altra è aumentato».

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