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Grecia, ancora liquidità dalla Bce

L’Eurotower ha aumentato il limite sui prestiti di emergenza concessi alle banche greche attraverso l’Ela che viene gestito dalla Banca centrale greca a tassi più elevati rispetto alle normali operazioni di rifinanziamento e i cui rischi restano accollati alle Banca centrale nazionali. È quanto ha riportato il quotidiano tedesco Handelsblatt, citando fonti bancarie. Il tetto sarebbe stato innalzato di 1,5 miliardi a 75,5 miliardi. La Bce non ha voluto commentare le indiscrezioni. 
Il Consiglio direttivo esamina su base settimanale l’andamento dello sportello di emergenza Ela e, con una maggioranza di due terzi, può decidere modifiche.
L’agenzia di stampa Dow Jones ha precisato, inoltre, che il Consiglio direttivo della Bce non ha preso alcuna decisione riguardo agli haircut, i tagli applicati al valore nominale dei titoli apportati dalle banche greche come collaterale (garanzia) per ottenere i fondi di emergenza Ela, contrariaramente a quanto scritto ieri mattina dal New York Times, secondo il quale i tagli sarebbero arrivati fino a un massimo del 50% per limitare i finanziamenti nei confronti del sistema bancario greco. Da febbraio il ricorso al sistema ordinario di finanziamento presso l’Eurotower è stato bloccato per gli istituti di credito ellenici perché non possono più portare come collaterali i bond sovrani ellenici fino a quando ci sarà un accordo con i creditori internzionali (Troika) .
Tutti i fari sono puntati proprio sull’incontro (il secondo) che il premier greco Alexis Tsipras avrà oggi a Bruxelles con il cancelliere tedesco Angela Merkel a margine del Vertice europeo straordinario sull’emergenza immigrazione. Non perché ci si aspetti la chiusura di tutti i fronti – e sono parecchi – aperti del negoziato, tra cui nuovi tagli alle pensioni e l’aumento dell’Iva sui servizi alberghieri nelle isole, quanto per la conferma di una rassicurazione: non si rischia una “Grexit”, cioè una uscita di Atene dalla moneta unica. Non è un caso che mentre adesso sono in tanti a dire che nella riunione di venerdì dell’Eurogruppo nella capitale lettone non saranno prese decisioni, ultimo il ministro greco delle Finanze Yanis Varoufakis, si parla sempre più insistentemente di una «convergenza» verso l’obiettivo di creare condizioni solide per un accordo atteso a questo punto per l’11 maggio (quando è prevista un’altra riunione dell’Eurogruppo programmata nel calendario del semestre).
Come ha ricordato lunedì il vice presidente della Bce, Vitor Constancio, le banche greche sono «solventi» e ad oggi non c’è neanche bisogno di utilizzare il fondo speciale con gli oltre 10 miliardi di euro ancora disponibili nell’ambito del piano di aiuti per la ricapitalizzazione degli istituti di credito.
L’estate in Grecia rischia di essere incandescente. Non tanto per le temperature quanto per le scadenze finanziarie che Atene deve rispettare nei confronti dei creditori. Da qui a settembre Atene deve trovare oltre 10 miliardi di euro per Fmi e Bce. Solo per rimborsare i prestiti del Fondo moneterio occorrono 3,7 miliardi di euro mentre entro agosto arrivano a scadenza 6,7 miliardi di euro in titoli di Stato acquistati dalla Bce di Jaen-Claude Trichet nell’ambito del programma SMP.
È evidente che senza un accordo con la Troika, la Grecia non potrà disporre delle risorse necessarie a fronteggiare tutte queste scadenze. Anche se è stata smentita dai diretti interessati, la scorsa settimana Atene ha provato a sondare il direttore generale dell’Fmi, Christine Lagarde , per una proroga dei pagamenti, richiesta seccamente spedita al mittente.
Dunque a maggio, entro il 12, Atene deve rimborsare all’Fmi oltre 900 milioni di euro. A giugno altre quattro scadenze con l’istituto con sede a Washington per un totale che supera gli 1,5 miliardi di euro. E poi intorno a 1,3 miliardi tra luglio e settembre. Ma Atene sta sondando Mosca per avere un anticipo dei diritti di transito del prolungamento del gasdotto Turkish stream. Una risposta geopolitica che Bruxelles e Washington non vorrebbero vedere.
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