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Grecia, altre 2 riforme giustizia e banche Sale la liquidità Bce

Alexis Tsipras lancia il guanto di sfida ai dissidenti di Syriza e porta a casa – salvo improbabili sorprese – il secondo successo ai punti nella difficilissima partita per salvare la Grecia dal default. Le riforme sulla giustiza civile e il sistema bancario erano ancora in discussione nella tarda serata di ieri in Parlamento, mentre alcuni manifestanti a piazza Syntagma lanciavano bottiglie e bombe carta all’indirizzo della polizia.
Il risultato del voto era scontato. «Abbiamo accettato il compromesso perché non avevamo altre scelte, non è il nostro piano. Ma vinceremo» ha ribadito Tsipras. Il governo dovrebbe aver portato a casa l’ok grazie ai voti dell’opposizione di Nd, Pasok e Nea Demokratia. L’unica incertezza era la quantificazione del dissenso interno al suo partito. Ben 39 deputati avevano votato contro il primo pacchetto di misure d’austerity una settimana fa, limando a 123 voti (su 300) il consenso dell’esecutivo in aula. Se si fosse scesi sotto i 120 – soglia minima per superare un voto di fiducia – Tsipras potrebbe persino pensare alle dimissioni per dare il via libera a un governo di scopo. Il rischio però era limitato. Il presidente del Consiglio, per non esacerbare le tensioni, aveva cancellato dall’ordine del giorno l’ok alle nuove norme sulle baby pensioni e sulla riforma fiscale dell’agricoltura. Provvedimenti indigesti non solo alla sinistra radicale ma anche a molti parlamentari dell’opposizione eletti nelle aree rurali. E questo “lifting” l’ha reso molto più accettabile per l’inedito governo.
Qualunque cosa succeda, la partita – dopo il voto di stanotte cambia copione. Il campo resta Atene, ma archiviati i passaggi parlamentari necessari a far partire i negoziati, oggi iniziano sotto il Partenone le discussioni in vista del terzo piano di salvataggio del paese. «Dobbiamo chiudere entro la seconda metà di agosto», ha detto il Commissario economico della Ue Pierre Moscovici. Entro il 20 Atene, del resto, deve rimborsare altri 3,5 miliardi alla Bce e senza nuovi aiuti – il memorandum prevede 86 miliardi di prestiti – il paese rischierebbe il default. Le trattative non saranno semplici e Tsipras cercherà di accompagnare queste nuove misure d’austerità a un attacco deciso a evasori e oligarchi e a misure umanitarie per proteggere la fascia più debole della società. In questi giorni l’esecutivo avrebbe avviato centinaia di ispezioni fiscali sulle categorie più a rischio di infedeltà all’erario. E forse già questa settimana approderà in Parlamento la nuova legge sulle frequenze tv, il primo vero colpo al potere delle grandi famiglie che da decenni controllano (e guidano attraverso gli schermi delle loro tv) l’economia e la politica nazionale. A dare una mano al Governo è arrivata la Bce. Eurotower ha aumentato di altri 900 milioni le linee di credito d’emergenza per Atene. Garantendo in sostanza la liquidità per tenere aperti i bancomat e le agenzie ancora una settimana.
La giornata di ieri ha confermato come Tsipras sia intenzionato ad andare al redde rationem con la Piattaforma di sinistra e i 39 deputati che hanno votato contro il compromesso a Bruxelles. «Una scissione nel partito è probabilmente inevitabile » ha ieri chiaro e tondo Olga Gerovasili, la nuova portavoce del Governo. Lo stesso premier come spesso accade ad Atene ha affidato il suo pensiero sul tema a un verbale ufficioso di una riunione di partito fatto circolare dal suo entourage: «C’è gente che si trincera dietro la mia firma per farsi i suoi interessi avrebbe detto il primo ministro a settembre dovremo sederci attorno a un tavolo e fare chiarezza » L’obiettivo è chiaro:firmare il nuovo memorandum e poi arrivare al redde rationem in Syriza. In questo summit Tsipras avrebbe richiesto ai dissidenti senza risultato – di mettere sul tavolo le loro alternative. Ribadendo che quelle viste fino a ora sono il sequestro delle riserve della Banca di Grecia e il pagamento delle pensioni con valute parallele: «Le stesse messe sul tavolo da Schaeuble», ha detto sferzante.
La frattura è ormai conclamata. Iskra, il portale dei dissidenti, ha apertamente criticato il premier. Zoe Konstantopoulou, la presidente della Camera, ha scritto addirittura al primo ministro e al presidente della Repubblica contestando la costituzionalità del voto di ieri sera. Tsipras la vedrà oggi a mezzogiorno. Ma ricucire lo strappo non sarà davvero facile.
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