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Grecia alla sfida dei rimborsi

di Isabella Buffacchi

L'ultima asta dei T-bill portoghesi è sembrata un successo. Poi, a distanza di poche ore, il Portogallo ha chiesto il sostegno a Unione europea e Fmi. Così ieri la Grecia, nel mezzo dell'ennesima bufera sollevata dai rischi sull'inevitabilità della ristrutturazione del suo debito prima del 2013, ha messo a segno un'asta discreta. Atene ha raccolto 1,625 miliardi, contro 800 milioni in scadenza, collocando T-bill a tre mesi a un tasso del 4,10%, in rialzo di soli 25 centesimi sull'emissione precedente di febbraio e a condizioni «notevolmente» migliori rispetto al secondario. Le richieste, circa 5,7 miliardi, hanno mantenuto il rapporto tra domanda e offerta su livelli rassicuranti (3,45 volte). Il rimborso di quest'asta è garantito dagli aiuti della Ue e del Fondo ed è plausibile che qualche ordine sia stato straniero: ma ieri correva voce che le sole acquirenti fossero le banche greche, usando la liquidità ottenuta dalla Banca centrale europea. Un circolo vizioso e insostenibile se, come si ipotizza sul mercato, la Grecia intende rimborsare i titoli di stato a medio-termine in scadenza dall'aprile 2012, non coperti dal piano di salvataggio europeo, con il collocamento extra di T-bill.

I conti greci non tornano, la coperta è troppo corta e il mercato è estremamente agitato: se la ristrutturazione dovesse avvenire nel 2013, con un haircut che Deutsche bank ipotizza attorno al 50% e che Standard & Poor's valuta tra il 50% e il 70%, la quota del debito in mano ai privati colpiti dalla ristrutturazione risulterebbe in calo e quella del Fondo in aumento: secondo Barclays per il 2013 la quota di debito pubblico greco in titoli di stato calerà dall'attuale 70% al 50%, mentre i prestiti del Fondo e degli stati europei saliranno al 50%. Questo si traduce in una perdita potenziale per i bondholders che aumenta con il passare del tempo: tanto con un'operazione "soft" (allungamento delle durate e abbattimento delle cedole) che con soluzioni "hard" (taglio del valore dei titoli o haircut). «Le tensioni non si placheranno fino a quando l'Europa, a differenza di quanto hanno fatto finora molti politici, non chiarirà che la Grecia riceverà ulteriori aiuti, oltre ai 110 miliardi già previsti», è il monito dei traders.

Mancano all'appello, in aggiunta al piano di salvataggio, 26,7 miliardi per ripagare i titoli di stato a medio-lungo termine in scadenza nel 2012: tanto la Grecia quanto il Fondo hanno previsto la copertura di questi pagamenti con il ricorso al mercato, tramite aste di nuovi titoli di stato a tassi "sostenibili" nel tempo. Serviranno, stando alle stime di Deutsche bank, un totale di 32,3 miliardi tra il secondo trimestre 2012 e il secondo trimestre 2013 (dal luglio del 2013 dovrebbe entrare in funzione il veicolo permanente Esm). Intanto, Atene stenta a rispettare il piano di rientro sui conti pubblici concordato con Ue e Fmi: è stata messa in pista una "correzione" da 76 miliardi in quattro anni, di cui 26 miliardi di tagli alla spesa pubblica e 50 miliardi di privatizzazioni.

Non è però ancora chiaro come verranno rimborsati tutti i GGB (Greek government bond) in scadenza il prossimo anno: dei 40,3 miliardi da coprire con il ricorso al mercato, poco più di 10 miliardi riguardano le aste dei BoT, rifinanziate con roll over che finora hanno funzionato bene. Secondo gli analisti di Société Générale, oltre ai 110 miliardi di aiuti, la Grecia deve trovare altri 25-30 miliardi entro la fine del 2012: una cifra irraggiungibile tramite i T-bill. In alternativa, e scartando la ristrutturazione, Atene può ottenere prestiti aggiuntivi dagli stati dell'eurozona e dal Fondo. «L'importante è che gli europei si rendano conto al più presto che una ristrutturazione del debito greco adesso avrebbe un impatto estremamente negativo sulle emissioni dei titoli di stato degli altri stati europei, provocando la fuga degli investitori americani e asiatici dall'euro, e imporrebbe perdite ingenti alle banche europee, con un costo complessivo per l'Europa di gran superiore alla crisi di liquidità del 2012 della Grecia», ha commentato David Watts, capo analista di CreditSights.

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