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Grecia al referendum la trattativa si ferma

L’Eurogruppo in teleconferenza dei 19 ministri finanziari, convocato per la settima volta in due settimane sull’emergenza Grecia, ha annunciato che il referendum — indetto per domenica prossima dal premier ellenico di estrema sinistra Alexis Tsipras — impone il blocco delle trattative tra Atene e i creditori fino all’esito del voto. È prevalsa la linea dura della cancelliera tedesca di centrodestra Angela Merkel, che prima della riunione dei 19 ministri finanziari aveva respinto le ultime proposte di accordo inviate da Atene e ha considerato possibile riaprire i negoziati solo dopo la consultazione in Grecia. 
Il premier greco ha parlato in tv alla nazione per confermare il referendum. Ha chiesto un no «che non significa rottura con l’Europa, ma un ritorno a una Europa di valori». L’ha definito «un passo decisivo per l’accordo a cui puntiamo» in modo da ridurre le misure di austerità chieste dai rappresentanti dei creditori (Commissione europea, Bce e Fmi di Washington) in cambio dei prestiti.
Merkel punta a una vittoria dei «si», che potrebbe far cadere il governo Tsipras. «Non ci possono essere negoziati su un nuovo piano di aiuti prima del referendum», ha dichiarato la cancelliera rinviando a dopo il voto «la porta aperta per il dialogo con il governo greco». Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha rafforzato il concetto specificando che le proposte dei creditori sono scadute il 30 giugno, eliminando «la base» per un compromesso. I leader filo Berlino delle istituzioni comunitarie, largamente maggioritari a Bruxelles, si sono subito schierati sulla stessa linea dura già prima della riunione dell’Eurogruppo: dai presidenti di centrodestra del Consiglio dei 28 governi e della Commissione europea, il polacco Donald Tusk e il lussemburghese Jean-Claude Juncker, fino al numero uno tedesco del fondo salva Stati Klaus Regling. Anche Bce e Fmi hanno rinviato tutto a dopo il voto in Grecia.
Tra i maggiori leader dell’Ue solo il presidente socialista francese François Hollande ha esortato a «trovare un accordo prima del referendum» per evitare «le conseguenze che si conoscono» per l’eurozona e per l’Ue. Hollande, ventilando «il rischio di entrare in un periodo di turbolenze, di ignoto» è sembrato dissociarsi dalla linea della Germania criticando le «affermazioni perentorie» e le «rotture brutali» e auspicando «il negoziato» e di far prevalere «la ragione». Il presidente Usa Barack Obama , che premeva per un accordo rapido, ha fatto sapere che la Casa Bianca sostiene il mantenimento della Grecia «nella zona euro». Papa Francesco ha esortato i fedeli «a unirsi in preghiera per il bene dell’amato popolo greco».
Martedì sera Tsipras ha fatto un estremo tentativo di compromesso chiedendo l’estensione del secondo piano di aiuti e un terzo di due anni in cambio di concessioni sugli ultimi punti di contrasto con Berlino (da numerose riforme strutturali, compresa quella sul lavoro, fino ai tagli alle pensioni). Ha mantenuto l’Iva scontata nelle isole. Ha fatto trapelare la disponibilità a sospendere il referendum. Al mattino il vicepresidente di centrodestra della Commissione, il lettone Valdis Dombrovskis, ha replicato definendo chiusa la trattativa sul secondo piano «scaduto il 30 giugno» e ha anticipato condizioni più dure sul terzo perché la situazione greca è «peggiorata» da quando è stato indetto il referendum.

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