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Grecia: aiuti subito o sarà bancarotta

Uscita dall’Eurogruppo con un nuovo rinvio (al 20 novembre) della decisione definitiva sugli aiuti, la Grecia raccoglie in asta i fondi necessari a far fronte alle scadenze immediate, ma avverte i partner: senza quei 31 miliardi e mezzo attesi ormai da quest’estate – ha detto ieri agli eurodeputati il ministro delle Finanze Yiannis Stournaras – «il rischio di default è molto alto».
Dal vertice di lunedì Atene ha incassato il benestare dell’Eurogruppo a una proroga di due anni per il raggiungimento degli obiettivi di bilancio (avanzo primario al 4,5% del Pil nel 2016 anziché nel 2014), ma non ha ancora ottenuto il via libera definitivo e, soprattutto, aspetta ancora i finanziamenti. La causa principale del nuovo rinvio è lo scontro interno alla troika dei creditori (Ue, Bce ed Fmi) sulla sostenibilità del debito greco, ormai proiettato verso il 190% del Pil. I Governi Ue sarebbero disponibili a spostare di due anni anche l’obiettivo di abbattimento al 120% del Pil, l’Fmi invece, per sbloccare gli aiuti, insiste per il rispetto della scadenza originaria del 2020. La «diversità di vedute», per usare l’eufemismo del direttore dell’Fmi Christine Lagarde, non è nuova, ma ha avuto una manifestazione plateale lunedì, quando al presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, che riferiva di un sostanziale accordo sulla proroga al 2022, la Lagarde ha replicato apertamente che la scadenza deve rimanere il 2020.
La motivazione principale dei due diversi approcci è politica: un taglio netto al debito di Atene richiederebbe una vera e propria ristrutturazione, con un pesante coinvolgimento dei suoi attuali creditori pubblici (il cosiddetto Osi, official sector involvement). In parole povere, a rimetterci sarebbero prima di tutto i Paesi Ue, a cominciare dalla Germania, che sembrano invece orientati a misure più soft, come l’allungamento delle scadenze o l’abbassamento dei tassi di interesse sui prestiti bilaterali concessi dai Governi. Non a caso il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha definito «un po’ troppo ambiziosa» la scadenza del 2020.
La questione si intreccia poi strettamente ai due anni in più che Atene chiede per l’avanzo primario: una misura che, stando al rapporto della troika, darà un po’ di respiro ad Atene, ma creerà da qui al 2016 un fabbisogno aggiuntivo da 32,6 miliardi (la cui copertura è tutta da definire) e farà ulteriormente aumentare il debito. Di qui le resistenze dell’Fmi.
In attesa di uno sblocco degli aiuti, che richiede anche un passaggio parlamentare in Germania, Finlandia e Olanda, la Grecia ha collocato in asta poco più di 4 miliardi di titoli a uno e tre mesi per far fronte alle obbligazioni in scadenza il 16 novembre. La parte mancante arriverà entro domani, accettando offerte non competitive.
Intanto dalla Germania filtra la notizia che – superata l’impasse – ad Atene potrebbero essere versate in un’unica soluzione tutte e tre le tranche di aiuti previsti per il 2012: non solo dunque i 31,5 miliardi attesi da giugno, ma circa 44 miliardi. Lo ha confermato il ministro Schäuble, definendo l’eventuale scelta «logica», ma aggiungendo che questo scenario sottintende la necessità di un meccanismo di controllo delle erogazioni. Un vecchio cavallo di battaglia tedesco, che ad Atene, reduce dall’approvazione di un doloroso pacchetto di tagli da 13,5 miliardi, non fa ben sperare.

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