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Il Salone del Risparmio 2013, che si apre oggi, coincide con un periodo non certo dei più facili per i risparmiatori. Secondo l’Osservatorio mensile di Findomestic, la fiducia degli italiani è calata ancora: a febbraio il 16,7% degli italiani intendeva aumentare i risparmi, a marzo il dato è sceso al 15,4%.

Eppure il risparmio delle famiglie è sempre stato il punto di forza del nostro Paese e lo è ancora oggi malgrado la relativa propensione sia crollata dal 25% degli anni ’90. Secondo gli ultimi dati Banca d’Italia, nel 2011 la ricchezza delle famiglie, al netto di mutui e prestiti, era di 8.619 miliardi, di cui le attività finanziarie erano il 37,2%. Il fatto è che il ricorso delle famiglie alle varie forme di risparmio gestito è ancora limitato: il 31% della ricchezza finanziaria è in contanti, depositi bancari e postali, e circa il 42% sono obbligazioni private, titoli esteri, prestiti a cooperative, azioni e partecipazioni e quote di fondi comuni. Inoltre è ancora modesta l’incidenza di fondi pensione e prodotti previdenziali, cui va solo il 19,2% del totale delle attività in portafoglio alle famiglie italiane. Troppo poco se confrontato con la Francia, in cui assicurazioni e fondi pensione hanno il 34,5% dei portafogli privati, la Germania (34,2%), il Regno Unito (52,7%) e gli Stati Uniti (28,5%). «Il grosso delle gestioni di portafoglio sono mandati istituzionali per compagnie di assicurazione», spiega Alessandro Rota direttore dell’Ufficio studi di Assogestioni.

Stando agli ultimi dati dell’associazione delle sgr italiane, presieduta da Domenico Siniscalco, in Italia le società di gestione l’anno scorso hanno gestito il 70% dei prodotti assicurativi (427 miliardi di euro) e il 33% dei fondi pensione (145 miliardi) in un mercato che lascia però ampi spazi all’evoluzione. Perché, spiega Rota, in Italia negli ultimi anni la proporzione tra fondi e gestioni di portafoglio va a favore di queste ultime. A febbraio 2013 le sgr gestivano 1.211 miliardi di euro (contro 938 a dicembre 2011). Di questi, il 44% va in fondi, il 56% alle gestioni. Qui la parte del leone la fanno assicurazioni e fondi pensione, poi ci sono le gpf, che investono in fondi comuni e sicav (sono il 4% con 20 miliardi di asset) e le gpm, che investono direttamente in titoli (10% con 70 miliardi).

Nel 2012, i fondi aperti hanno raccolto 1,2 miliardi, mentre nei soli primi due mesi del 2013 ne hanno raccolti 7,7 miliardi, mentre tutta l’industria del risparmio gestito ha raccolto 11,8 miliardi di euro (si veda grafico in pagina). «La svolta è avvenuta a metà 2012 dopo un recupero di fiducia nel prodotto», dice Rota. Un fenomeno legato soprattutto «agli interventi della Bce di inizio 2012». Le iniezioni di liquidità da parte della banca centrale hanno infatti allentato le tensioni sulle banche italiane tranquillizzando i risparmiatori. Il 31% dei prodotti acquistati sono fondi italiani, il 43% sono quote di sgr con sede in paesi terzi, soprattutto Lussemburgo), il 26% sono stranieri (come Franklin Templeton, secondo nella classifica dei fondi esteri preferiti con 1,27 miliardi di euro di raccolta a febbraio 2013. In Italia svetta Eurizon con il 15% del mercato, seguita da Pioneer con l’11%, Generali (8%) e Banca Fideuram (7%). Invece nelle gestioni svetta il Leone di Trieste con oltre il 20% del mercato nel 2012 e quasi 340 milioni di raccolta.

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