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Gratuito patrocinio all’incasso

Cassa forense pronta ad anticipare allo stato italiano 180 milioni di euro per far sì che gli avvocati ricevano subito quanto loro dovuto per aver prestato gratuito patrocinio. L’ente di previdenza in cambio compenserebbe il credito con le ritenute dovute ogni anno all’erario (da calcolare su circa 700 milioni pagati in pensioni agli iscritti).

È una delle priorità del mandato del nuovo presidente Nunzio Luciano.

E oggi la questione è sul tavolo del ministro della giustizia per capire come arrivare al risultato finale dopo le aperture, al Consiglio nazionale e Cassa forense, di Andrea Orlando all’interno delle riunioni ormai periodiche per arrivare al processo civile telematico. Ad anticipare l’avanzamento del progetto è stato lo stesso Luciano nel corso di un convegno sul futuro previdenziale degli avvocati tenutosi il 21 maggio a Verbania e organizzato dal consiglio dell’ordine territoriale.

Il gratuito patrocinio. Al fine di essere rappresentata in giudizio, la persona priva di mezzi economici può richiedere la nomina d’ufficio di un legale e la sua assistenza a spese dello stato.

Nel 2012 il ministero della giustizia per questo capitolo di spesa ha ricevuto fondi per 180 milioni di euro. Si tratta di una cifra che negli anni è andata crescendo: erano 165 milioni nel 2011 e 155 milioni nel 2010.

In realtà, secondo quanto riferito dallo stesso Luciano, che all’idea della compensazione aveva già cominciato a lavorare da vicepresidente nel precedente mandato, il debito accumulato dallo stato è probabilmente molto più alto.

Sono migliaia, infatti, oggi gli avvocati che attendono di essere pagati non solo per i cronici ritardi della pubblica amministrazione ma anche perché la cifra messa a bilancio, secondo i diretti interessati, non coprirebbe il reale debito nei confronti dell’avvocatura.

Circoscrivere il fenomeno dei crediti vantati dagli avvocati è del resto la cosa più difficile. Grazie alla collaborazione con il ministero della giustizia, che dalla compensazione ne ricaverebbe un immediato beneficio, la strada appare ora segnata. Definita la cifra il progetto è quello di anticipare allo stato i fondi messi a bilancio in modo che gli avvocati possano emettere fattura, incassare e pagare subito l’Iva e la ritenuta d’acconto oltre che i contributi alla gestione previdenziale. Di conseguenza si otterrebbe un’iniezione di liquidità che farebbe, ad avviso di Luciano, bene sia allo stato (che sistemerebbe un suo debito) sia all’avvocatura la cui crisi dei redditi dura oramai da qualche anno.

La sostenibilità dell’operazione non è in discussione visto le disponibilità (7 miliardi di patrimonio) della Cassa e il miglioramento dei suoi conti. Il convegno di Verbania in questo senso ha rappresentato l’occasione per fare il punto sul futuro dell’ente degli avvocati. Incalzato dall’ex presidente di Cassa forense, Paolo Rosa, sul debito latente, Nunzio Luciano ha riportato un dato fino ad oggi «riservato» del report interno Alm (Asset liability management) riguardante il tasso di copertura del debito previdenziale intorno al 28% (dei 28 miliardi stimati). Solo qualche anno fa era del 13% e in futuro è destinato a salire fino alla copertura totale

Per quanto riguarda il prossimo bilancio tecnico a cinquant’anni da elaborare entro fine anno, infine, Rosa ha posto la necessità di elaborare proiezioni quanto più aderenti alla realtà: in passato Cassa forense si è attenuta rigorosamente alle indicazioni ministeriali sulle variabili da proiettare nel tempo che indicavano un prodotto interno lordo del paese e quindi anche una ricchezza della categoria, seppure con percentuali prudenti, in crescita.

Non è difficile constatare un’economia da qualche anno in recessione e dei redditi degli avvocati (in media) ritornati ai livelli degli anni 90.

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