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Gratta e vinci senza scuse

Il contribuente, sia pure ignaro ed in buona fede, in caso di contestazione della vendita di biglietti abbinati a concorsi a premi che si rilevino falsi, sarà l’unico destinatario referente cui l’Ufficio finanziario potrà richiedere le relative imposte oltre alle sanzioni; infatti, nel caso specifico non è possibile trasferire all’erario le conseguenze del danno e della truffa subiti, che potranno essere, invece, rivendicati dall’esercente contro gli autori della truffa nelle sedi competenti. Lo ha stabilito la sezione sesta della Commissione tributaria regionale della Lombardia nella sentenza n. 1685/2014 depositata lo scorso primo aprile. Da premettere che gli avvisi di accertamento opposti, erano stati emessi, dall’Agenzia delle entrate di Sondrio, sulla base di una constatazione della Guardia di finanza. Con questo verbale, si intendevano recuperare a tassazione gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti «falsi» senza riconoscere al ricorrente alcun costo; con l’aggiunta che, a parere dei verbalizzanti, gli introiti totali e non solo l’aggio, erano assoggettabili sia ad Iva che a Irap e Imposte dirette. Confermando la decisione dei giudici della Commissione provinciale di Sondrio, i colleghi d’appello hanno ribadito che, la buona fede dei ricorrenti non poteva essere considerata condizione esimente all’applicazione della normativa fiscale; neppure poteva essere invocato il principio del legittimo affidamento di cui all’articolo 10 comma due dello statuto del contribuente (legge 212/2000). Il collegio regionale, infatti, ha confermato che, nel caso specifico, la buona fede indicata nei primi due commi dell’articolo 10 della legge 212/2000 non è conferente al caso; questi commi, infatti, riguardano la possibilità di non irrogare le sanzioni quando le indicazioni dell’amministrazione finanziaria siano poi mutate, ovvero siano il risultato di comportamenti riferibili alla stessa amministrazione finanziaria. Eventualmente, aggiungono i giudici meneghini, i destinatari della truffa potevano rivalersi sulla società che aveva organizzato la vendita dei biglietti falsi.

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