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Grandi passi in avanti, ma Npl italiani ancora alti

Bene, ma non troppo. Hanno fatto un buon lavoro, ma la strada da percorrere resta lunga. Con altre parole, con dovizia di numeri e particolari, questo è il messaggio di fondo che l’agenzia di rating Moody’s lancia sulle banche italiane: sul fronte dei crediti deteriorati hanno fatto passi da gigante (dato che li hanno ridotti dal 17% del totale crediti del 2015 al 9,3% di fine 2018), ma per raggiungere i livelli medi europei devono ancora pedalare. «Nonostante i significativi miglioramenti – scrive infatti l’agenzia di rating in un report pubblicato ieri – quel 9,3% resta significativamente più elevato del 3,2% medio europeo». Moody’s è convinta che il rapporto tra crediti deteriorati e totale crediti, nei bilanci delle banche italiane, sia destinato a scendere ulteriormente sotto l’8% per fine 2019. Ma ugualmente si resta molto sopra la media europea. Gli unici tre Paesi del Vecchio continente con una zavorra più pesante nei bilanci bancari sono Portogallo (10,1%), Cipro (34%) e Grecia (41%).

Moody’s sottolinea comunque con forza che la qualità degli attivi di tutti i maggiori istituti di credito italiani sta migliorando. «Il generale miglioramento a livello di sistema – si legge nel report – è principalmente dovuto alla riduzione dei crediti problematici negli ultimi due anni da parte di 5 grosse banche: UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Monte dei Paschi e Ubi Banca. Tra fine 2017 e marzo 2018 queste hanno ridotto il rapporto sofferenze-crediti tra i 2,8 punti di UniCredit e i 20,7 di Mps».

Il drastico taglio degli Npl nei loro bilanci è stato realizzato soprattutto con le cartolarizzazioni e le vendite: dal 2016 le banche italiane hanno cartolarizzato 62 miliardi di euro di crediti problematici attraverso 21 operazioni, aiutate anche dalle garanzie offerte dal Governo (Gacs). E hanno venduto 70 miliardi di euro di Npl direttamente agli investitori.

Secondo Moody’s le pressioni che arrivano dalle Autorità di vigilanza favoriranno ulteriori cessioni di crediti dubbi. Nel 2018 e 2019 la Bce ha imposto un’accelerazione degli accantonamenti da effettuare a fronte di questi finanziamenti, chiedendo anche maggiori svalutazioni. «Siamo convinti che questa pressione – conclude Moody’s nel report – spingerà le banche italiane a ridurre ulteriormente i crediti problematici nei prossimi anni».

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