Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Grandi opere, Salini-Impregilo pronta per Usa e Australia»

Primo gruppo italiano nel settore delle grandi opere. Tra i primi 15 in Europa. Trentaquattromila dipendenti, tanti quanti sono gli abitanti di una città come Aosta. Questo è oggi Salini-Impregilo. Due aziende, due storie. Da martedì un unico gruppo. Proprio l’altroieri, infatti, è stato firmato l’atto formale di fusione tra le società. Si è completato così il percorso iniziato la scorsa primavera con l’Opa lanciata da Salini sulla stessa Impregilo.

Per l’esordio del titolo in Borsa bisognerà aspettare il primo gennaio. Ma l’azienda ragiona già con una testa sola. Che ne sarà delle due sedi, a Roma e a Milano? Confluiranno in un quartier generale unico? «Il nostro obiettivo è salvaguardare le competenze. D’altra parte oggi le tecnologie permettono a uffici in sedi diverse di coordinarsi senza problemi», risponde Pietro Salini (nella foto ), a capo del gruppo ed erede dell’impresa di famiglia fondata dal nonno (anche lui Pietro) nel ‘34.
La carta d’identità del nuovo gruppo, aggiornata a ieri, è la seguente: portafoglio ordini da 35 miliardi, «sufficiente per lavorare i prossimi otto anni», assicura lo stesso Salini; 4,5 miliardi di fatturato; presenza in 60 Paesi.
Gli obiettivi per il futuro sono ambiziosi. Entro il 2016 Salini-Impregilo punta a ricavi per 7,5 miliardi e a un utile prima di interessi passivi, imposte e ammortamenti di un miliardo. Solo cinque anni fa (2008) Salini registrava un fatturato da 737 milioni, 656 nel 2007. Una tappa importante per il gruppo è stata a fine 2009 l’acquisizione del 60% della Todini (oggi la quota è arrivata al 77,7%). Quale l’impatto sull’indebitamento di una crescita così rapida? «Il nostro obiettivo è avere per fine anno un indebitamento finanziario netto molto limitato», assicura Pietro Salini. «Per raggiungere l’obiettivo stiamo vendendo le attività che non fanno parte del nostro business principale – continua l’imprenditore –. Abbiamo completato la vendita del Termovalorizzatore di Shanghai per 65 milioni di euro. Lunedì scorso abbiamo ceduto le nostre quote nella Teem, società delle tangenziali milanesi, incassando 67 milioni. Ed evitando futuri investimenti per altri 40». Nel luglio scorso Salini ha inoltre collocato un’emissione di obbligazioni di importo nominale pari a 400 milioni di euro con scadenza a cinque anni: i proventi sono stati destinati al rimborso parziale dell’indebitamento connesso all’Opa lanciata sulla totalità delle azioni ordinarie Impregilo.
A questo punto della storia gli occhi del nuovo gruppo sono tutti rivolti oltreconfine. Già oggi l’85% del fatturato è garantito da commesse all’estero. Fondamentale l’Africa, dove Salini-Impregilo produce il 30 per cento dei ricavi (acquisita pochi mesi fa la costruzione del primo lotto dell’autostrada Ras Ejdyer-Emssad, in Libia). «Certo l’Africa è mercato fondamentale ma stiamo puntando anche su Stati Uniti e Australia», aggiunge Pietro Salini». E l’Italia? «Oggi il nostro Paese investe poco in infrastrutture. Ma dove questo avviene noi ci siamo. Nel terzo valico di Genova, in due tratte della Salerno-Reggio Calabria, nella Pedemontana lombarda».
Per quanto riguarda i settori di intervento, due sono i perni. Ferrovie e metropolitane garantiscono il 31% del fatturato (appena acquisita la metropolitana di Riyadh, che si aggiunge a quelle di Doha, Copenaghen, Santiago del Cile. Ma anche di Roma e Milano). A ruota segue il business degli impianti idraulici (27% del fatturato).
A questo punto il gruppo può cominciare a confrontarsi con i grandi big europei. Ma per entrare nella top ten, dove si competono attori che superano i dieci miliardi di euro di fatturato, la corsa del gruppo Salini-Impregilo non potrà finire qui.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un passetto alla volta. Niente di clamoroso, ma abbastanza per arrivare all’11% tondo, dopo una se...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non sempre il vino corrisponde al giudizio del venditore. Ma le cifre che giovedì Mediobanca — co...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rush finale e già scontro sui nomi dei manager che dovranno guidare il Recovery plan e sui progetti...

Oggi sulla stampa