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Grandi manovre in compagnia

di Stefano Righi

La nomina di Enrico Tomaso Cucchiani a consigliere delegato del gruppo bancario Intesa Sanpaolo, ha di convesso riacceso l'attenzione sul mondo assicurativo da cui Cucchiani proviene. Il nuovo capo di Cà de Sass è uno dei più stimati manager delle polizze a livello mondiale. In Allianz, colosso del settore, Cucchiani negli anni aveva scalato le posizioni fino ad arrivare ad essere il responsabile, all'interno del board del gruppo di Monaco di Baviera, dei mercati dell'Europa (con esclusione della Germania e della Gran Bretagna), del Sudamerica e dell'Africa. La sua uscita dal board, contemporanea a quella di Paul Achleitner, il responsabile della finanza che diverrà il presidente del Supervisory board di Deutsche bank, pone Allianz nelle condizioni di dover rapidamente porre riparo. Le nomine sono in carico al Consiglio di Sorveglianza, che deciderà a metà dicembre (il 14 o il 15). Possibile anche una redistribuzione delle deleghe tra i primi collaboratori di Michael Diekmann, il ceo del gruppo. Di certo andrà individuato anche il nuovo referente, in seno al board, del mercato italiano, che probabilmente avrà il ruolo di presidente della SpA. Fino a ieri Cucchiani, in ossequio alle competenze maturate prima al Lloyd Adriatico e poi in Ras, aveva mantenuto un'attenzione particolare sulla Penisola, da domani questo non sarà più. Si attendono scelte importanti, che influiranno anche sulla composizione del Consiglio di amministrazione di Unicredit, dove Cucchiani oggi rappresenta il 2,043 per cento in mano a Monaco di Baviera.
In verità, la transizione sul mercato locale è già avvenuta, solo che è stata tenuta sottotraccia: George Sartorel è infatti dall'aprile 2010 l'amministratore delegato di Allianz Italia. Nato a Melbourne da padre italiano sale ora sul palcoscenico da solista: sarà lui il riferimento di Allianz in Italia. Un compito impegnativo, che Sartorel affronta con ottimismo alla luce dell'ultima trimestrale: «Nei primi nove mesi del 2011 — dice — abbiamo registrato una ripresa del settore Danni, mentre nel Vita la flessione è inferiore a quella del sistema. La strategia che abbiamo impostato punta decisamente alla crescita e allo sviluppo di nuovi servizi e prodotti. L'Italia, per Allianz, è un mercato importante e presenta un futuro di grande opportunità».
Conferme tedesche
L'atteggiamento del gruppo tedesco era stato anticipato in occasione della presentazione dell'ultima trimestrale da Oliver Bäte, direttore finanziario e membro del board della capogruppo: «La reazione del mercato nei confronti dell'Italia — aveva detto Bäte l'11 novembre scorso — è esagerata, non riflette la realtà economica del Paese». Un'opinione importante: Allianz, come molti gruppi assicurativi, è primario acquirente di titoli di stato. Anche (e soprattutto) italiani, fin da tempi non sospetti. Già nel febbraio 2010, ben prima che divampasse la crisi legata al debito sovrano, Allianz aveva investito in titoli del Tesoro italiano 7,6 miliardi di euro (il 6,7 per cento del totale), più di quanto aveva fatto in Bund (7,2 miliardi, 6,3%) e in titoli francesi (4,1 miliardi).
Un atteggiamento che fonti vicino ai vertici della compagnia hanno sottolineato che non è destinato a cambiare. Il gruppo tedesco, che pure ha attraversato difficoltà, si sforza di rimanere concentrato sul business e l'Italia è il suo secondo mercato. Qui, nei Danni, nei primi nove mesi ha realizzato un utile operativo quasi raddoppiato sullo stesso periodo del 2010 (486 milioni, +94,4 per cento), un valore che è risultato essere il più alto in assoluto tra i vari Paesi in cui Allianz è presente (Germania 303 milioni, Francia 326). Un risultato significativo, a fronte di un utile di gruppo di 5,9 miliardi di euro.
Casi italiani
In Italia, l'Ania, l'associazione delle imprese italiane di assicurazione, evidenzia come la raccolta Vita abbia segnato a settembre la 14esima flessione mensile consecutiva (a 3.707 milioni di euro la somma della nuova produzione delle imprese italiane e di quelle extra Ue), mentre il settore vive oggi con apprensione il futuro prossimo di Fondiaria Sai. Il gruppo di Salvatore Ligresti questa mattina sarà ricevuto dal presidente dell'Isvap, Giancarlo Giannini. Sul tavolo il progetto di costituire una newco finanziaria alla quale apportare le partecipazioni (Mediobanca, Rcs Mediagroup e Pirelli) e nel cui capitale far intervenire anche soci terzi. Un passaggio fondamentale per cercare di salvare un gruppo in evidente difficoltà, sia industriale che finanziaria.
L'altro aspetto caratterizzante il mercato domestico riguarda invece Generali, vero dominus delle polizze italiane. In verità il Leone di Trieste si è messo al riparo dalle tempeste finanziarie diversificando in 60 Paesi e facendo maturare oltre i confini italiani circa il 70 per cento del proprio business. Il Leone, a fronte di un consolidamento in Italia e Germania punta a crescere nell'Europa dell'Est, in Cina e in Brasile. Francia e Germania sono già il secondo e terzo mercato del Gruppo. In terra tedesca negli ultimi 7 anni il Leone, a livello di quote di mercato, è passato dal 7,6% all'8,7%. E dai primi mesi del 2012, Generali avrà la licenza danni anche per operare nell'importante provincia cinese del Guandong. Sul fronte interno, invece, Trieste contrariamente ad altri competitor (Unipol, Fonsai ma anche alcune banche) ha deciso di non sfruttare la possibilità di un affrancamento dei suoi avviamenti per ottenere un beneficio fiscale. Una scelta che mostra una situazione di capitale robusta, che permette di risparmiare in liquidità conservando forza finanziaria.

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