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Grandi aziende e sicurezza, responsabilità da provare

Per un incidente sul lavoro in una grande azienda è esclusa la responsabilità del direttore generale con delega in materia antinfortunistica, mentre c’è quella del direttore dello stabilimento. Così la sentenza 13858/2015, depositata ieri dalla quarta sezione penale della Cassazione, ribadisce il principio dello scalettamento delle responsabilità, che è alla base del Testo unico sicurezza, affermando che «nelle imprese di grandi dimensioni non può individuarsi il soggetto responsabile con l’imputazione diretta e automatica nei confronti di chi si trova al vertice, occorrendo un puntuale accertamento, in concreto, dell’effettiva situazione in cui lo stesso ha dovuto operare».
Nel caso in esame, un operaio addetto ad un ciclo di lavorazione in uno stabilimento aveva riportato l’amputazione di un dito per cause riconducibili a una prassi nota e tollerata: in una manovra su un macchinario, per velocità e praticità, non veniva utilizzata la strumentazione adeguata.
La decisione della Corte differenzia in modo sostanziale la posizione del direttore dello stabilimento (destinatario iure proprio, al pari del datore di lavoro, dei precetti antinfortunistici), da quella del direttore generale con delega alla sicurezza.
Il primo, infatti, aveva il compito non solo di predisporre adeguati mezzi di prevenzione e protocolli operativi, ma era altresì tenuto ad accertare che le disposizioni impartite venissero eseguite nei fatti, attivandosi per far cessare eventuali manomissioni o modalità d’uso improprie da parte dei dipendenti. L’ampiezza della procura institoria, l’anzianità aziendale e la sua stessa contiguità fisica con l’ambiente di lavoro hanno portato la Corte a ritenere che questi avesse un’adeguata consapevolezza della concreta situazione aziendale (la prassi di operare in assenza delle necessarie condizioni di sicurezza) e avesse mancato non tanto nell’adempimento dell’obbligo di vigilanza e sorveglianza costante sulle lavorazioni, quanto in ordine alle misure generali di carattere organizzativo che sarebbero state idonee a prevenire il rischio infortunistico.
Per quanto riguarda il direttore generale con delega alla sicurezza, la Corte ha osservato come non sia possibile in un’impresa di grandi dimensioni attribuire tout court all’organo di vertice la responsabilità per l’inosservanza della normativa della sicurezza: si deve sempre apprezzare non solo l’apparato organizzativo posto in essere, ma anche se l’organo di vertice sia stato messo in condizioni di intervenire, in quanto portato a conoscenza della prassi lavorativa vigente in azienda e risultata pericolosa per i lavoratori. «Diversamente opinando – conclude la Cassazione – si finirebbe con l’addebitare una sorta di responsabilità oggettiva in capo all’organo di vertice».
Conformemente ad altre sentenze, la Cassazione ha dunque ritenuto che non potesse affermarsi la responsabilità del direttore generale, non risultando accertata la sua situazione cognitiva di fatto sulla prassi aziendale non conforme alle regole della sicurezza, dato anche il breve spazio di tempo intercorso tra la sua nomina e il verificarsi dell’evento (circa nove mesi).
In sostanza, in presenza di strutture aziendali complesse, la delega di funzioni e la presenza di soggetti responsabili iure proprioesclude la riferibilità di eventi lesivi ai deleganti se sono il frutto di occasionali disfunzioni e se non risulti una consapevole omissione da parte degli organi di vertice.

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