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Grandi aree di crisi, suddivisi i 180 milioni per gli ammortizzatori

Poco più di 37 milioni di euro per la Toscana (Piombino e Livorno). Quasi 31 milioni al Piemonte (territorio del comune di Torino). Oltre 28 milioni, 28,2 milioni per l’esattezza, per le due aree di crisi complessa del Lazio, Frosinone e Rieti. E ancora: alle Marche, sempre per quest’anno, arriveranno 16,7 milioni (Valle del Tronto-Piceno e distretto fermano maceratese); alla Campania andranno circa 14 milioni (poli industriali di Acerra-Marcianise-Airola, Torre Annunziata-Castellammare e Battipaglia-Solofra); alla Sardegna, quasi 12 milioni (Porto Torres e Portovesme).

Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha firmato il decreto, d’intesa con il Mef, che stanzia, per quest’anno, 180 milioni di euro complessivi, previsti dalla manovra 2021, a sostegno della cigs e della mobilità in deroga per completare i piani di riconversione e di recupero occupazionale nella ventina di aree di crisi industriale complessa sparse in tutt’Italia. Le risorse, che arriveranno nei territori per metà/fine aprile, completato l’iter di pubblicazione del decreto, sono state ripartite tra 13 Regioni che nei giorni scorsi hanno inviato al dicastero del Lavoro le ricognizioni dei fabbisogni finanziari (addirittura superiori ai 180 milioni stanziati).

«In questo momento non possiamo permetterci di mantenere nessuna risorsa ferma – ha dichiarato al Sole24Ore, il ministro del Lavoro, Andrea Orlando -. L’impegno prioritario è sbloccare tutte le risorse che attualmente non sono utilizzate, in particolar modo, quelle destinate a contrastare o a contenere i processi di deindustrializzazione».

Aree di crisi complesse

La ventina di aree di crisi industriale complessa riguardano, come noto, i territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale italiana, non risolvibili con risorse e strumenti di sola competenza regionale. La complessità deriva essenzialmente da due fattori, la crisi di una o più imprese di grande o media dimensione con effetti sull’indotto; e/o la grave crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione sul territorio. Di solito si tratta di ampie zone economico-produttive: si spazia da Gela o Termini Imerese in Sicilia, Taranto in Puglia, Terni-Narni in Umbria, il territorio del Comune di Venezia in Veneto.

Cigs e mobilità in deroga

In base all’attuale normativa, i 180 milioni di euro messi sul piatto quest’anno serviranno ad attivare un ulteriore intervento di cassa integrazione straordinaria o di mobilità in deroga sino al limite massimo di 12 mesi, per le imprese operanti in una di queste aree di crisi industriale complessa. Per ottenere l’ammortizzatore è necessario, tra l’altro, che l’azienda presenti un piano di recupero occupazionale che preveda appositi percorsi di politiche attive concordati con la regione e finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori.

Nei territori lo sblocco di nuove risorse è accolto positivamente: «È un passo importante – ha sottolineato Claudio Di Berardino, assessore a lavoro, scuola e formazione della regione Lazio -. Oltre a queste risorse, però, ci aspettiamo nei prossimi giorni anche il decreto che riconosce al Lazio circa 3,4milioni di euro per la copertura dell’anno 2020: risorse che avevamo da tempo richiesto per assicurare il sostegno al reddito ai lavoratori delle due aree di crisi complessa (Frosinone e Rieti, ndr). Sono in tutto 1.068 i lavoratori interessati, i quali da anni non hanno altra forma di reddito se non il sostegno rappresentato dalla mobilità. In questo momento di crisi e con la pandemia ancora in corso il sostegno al reddito è quanto mai fondamentale. Parallelamente poi crediamo che non possa essere persa l’occasione di accompagnare tale indennità a percorsi di formazione e riqualificazione creati su misura rispetto alle esigenze e opportunità del territorio e dei profili professionali dei lavoratori».

In difficoltà 3-400mila addetti

Il decreto Lavoro-Mef è solo un primo intervento per fronteggiare l’emergenza crisi aziendali. Gli unici dati ufficiali disponibili sono stati diffusi un paio di mesi fa dal Mise e si riferiscono alle 99 vertenze ancora aperte. Si tratterebbe di un numero in calo rispetto alle 120 di qualche mese prima e alle 150 di un anno fa, ma le ragioni di questo calo non sono mai state analizzate dal Mise.

I lavoratori sono stati stimati dall’unità di gestione delle crisi dello Sviluppo economico in circa 110mila contro i 200mila di un precedete bilancio. Si tratta tuttavia della punta dell’iceberg visto che nei dati Mise non ci sono le tante vertenze che riguardano aziende minori, probabilmente le imprese travolte dagli ultimissimi mesi della crisi Covid. Secondo fonti sindacali, i lavoratori coinvolti dalle crisi, grandi e piccole, con l’avvento del Covid, oscillano tra i 3 e i 400mila, e riguardano un pò tutti i settori core del Made in Italy, dalla meccanica all’abbigliamento, dall’informatica all’aereospazio.

Anche per questo nel decreto Sostegni il ministro Orlando ha inserito il rifinanziamento di 400 milioni di euro, per il 2021, del Fondo sociale per l’occupazione. Fondi destinati, in larga parte, proprio agli strumenti di sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti nelle crisi aziendali.

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