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Il grande regista della moneta unica tra europeismo e rigore di bilancio

l’uscita di scena del ministro più potente degli ultimi due Governi Merkel, che ha lasciato un’impronta profonda sulla politica economica tedesca e sull’evoluzione dell’Eurozona, è destinata a creare una fase di incertezza, soprattutto nel momento in cui i Paesi dell’area dell’euro stanno ripensando il futuro dell’integrazione.
Wolfgang Schäuble non ha mai fatto mistero di voler passare alla storia come il responsabile della Finanze che ha riportato il bilancio federale in pareggio, lo “Schwarze Null”, nel 2014, per la prima volta dagli anni 60, e lo ha mantenuto generando anzi un piccolo surplus. Su questo fronte, la sua eredità dovrebbe essere al sicuro. La disciplina fiscale è una fede largamente condivisa in Germania e chiunque sia il suo successore, liberale (come appare più probabile) o democristiano, continuerà sulla linea del rigore, del resto consacrata dal “freno” costituzionale al debito pubblico: il lascito di Schäuble, semmai, consentirà una certa generosità in riduzioni di imposte, che lui stesso aveva già pianificato per la prossima legislatura e che consentiranno di rintuzzare in parte le critiche europee.
I liberali sono forse ancor più rigoristi, anche se hanno promesso in campagna elettorale 30 miliardi di euro di tagli di tasse, contro i 20 del ministro uscente. Come presidente del Parlamento, Schäuble non potrà partecipare al negoziato per la prossima coalizione di Governo, che sarà appena partito al momento della sua nomina il mese prossimo, ma la sua strettissima consuetudine con Angela Merkel, e la fiducia che il cancelliere ha in lui, assicurano che la sua influenza non svanirà.
Ma è soprattutto sulla scena europea che Schäuble lascerà un vuoto. Il numero due del partito liberale, Wolfgang Kubicki, ha tenuto a mandare subito un messaggio ai mercati che «la Fdp continuerà a salvaguardare la stabilità finanziaria nell’Eurozona», ma ci vorrà ben altro per occupare il ruolo del ministro uscente sulla scena europea. Dove Wolfgang Schäuble è visto, soprattutto nei Paesi della periferia dell’Eurozona, come il simbolo dell’austerità fiscale a ogni costo, ma dove la sua personalità e la sua esperienza, oltre che il rispetto di cui gode in Germania e fra i suoi colleghi europei, ne facevano l’elemento chiave di ogni decisione. Si è dimostrato inoltre un formidabile negoziatore, sempre deciso a non cedere neppure un millimetro, salvo casi estremi, come quando suggerì l’uscita della Grecia dall’euro «temporaneamente» e venne bloccato dalla stessa Angela Merkel.
Gli mancherà sicuramente, a lui convinto europeista, la possibilità di partecipare attivamente a questa fase delicata dell’evoluzione dell’Eurozona, in cui il ripensamento spinto dal presidente francese Emmanuel Macron, con la creazione di un bilancio e un ministro delle Finanze per l’area euro, cominciava a trovare proprio in Schäuble l’ispiratore di un percorso che, pur facendo qualche concessione, inevitabile per ragioni politiche, al nuovo inquilino dell’Eliseo, procedeva per strade alternative: a partire dalla creazione di un Fondo monetario europeo, nato da una trasformazione del fondo salva-Stati Esm, con invasivi poteri di sorveglianza sui bilanci dei Paesi membri.
Pur proclamandosi difensore dell’indipendenza della Banca centrale europea, altro dogma caro ai tedeschi, il ministro non si è mai fatto scrupolo di attaccare ripetutamente la politica monetaria della Bce sotto Mario Draghi, arrivando addirittura ad accusarlo di favorire i successi elettorali di AfD, tanto da provocare un raro e clamoroso dissenso pubblico persino dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann.
Anche se nel suo futuro ruolo rischia di trovarsi di nuovo in prima linea proprio contro AfD, una questione su cui la signora Merkel punta su di lui per la sua popolarità sull’elettorato conservatore, la presidenza del Bundestag segna l’inevitabile crepuscolo della lunghissima carriera di Schäuble. Parlamentare da 45 anni, negoziatore della riunificazione tedesca, era il delfino designato di Helmut Kohl, fino a quando lo scandalo dei fondi neri del partiti travolse entrambi per lasciare il campo ad Angela Merkel. Un episodio mai dimenticato, ma che Schäuble non ha lasciato che interferisse con gli interessi del partito e del Paese. Nel 1990, i colpi di pistola di un attentatore lo hanno lasciato semi-paralizzato e in carrozzina, il che non gli ha però prosciugato le energie.
Con Angela Merkel è stato ministro per quattro anni agli Interni e poi otto alle Finanze, l’unico veramente indispensabile. La sua uscita dal Governo rende il quarto mandato del cancelliere ancor più complesso.
Alessandro Merli

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