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Grande attesa, le Borse puntano sulla Bce

La propensione al rischio si riaffaccia sui mercati alla vigilia dell’importante riunione della Banca centrale europea in programma oggi. In attesa di conoscere quali misure annuncerà Mario Draghi per contrastare la deflazione, gli investitori hanno venduto i classici beni rifugio. I titoli di Stato dei Paesi “core” dell’area euro come Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Finlandia hanno registrato un netto rialzo dei tassi. Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni, che la scorsa settimana era sceso fino a un minimo di giornata dello 0,05% ieri si è consolidato oltre quota 0,2 per cento. Ai titoli più solidi e meno redditizi gli investitori hanno preferito i bond dei Paesi periferici: Spagna e Italia soprattutto. Si è quindi visto un chiaro calo degli spread con il differenziale Italia-Germania, che ha toccato un minimo di seduta a 116 punti.
Questa maggiore propensione al rischio è testimoniata anche dalla buona performance delle Borse europee. Dopo due giornate consecutive di ribassi gli investitori sono tornati a comprare azioni. Si è distinta in particolare Piazza Affari con il Ftse Mib in rialzo dell’1,06%. Performance che gli vale il titolo di migliore listino del Vecchio Continente, in una giornata in cui il Cac40 di Parigi ha guadagnato lo 0,49%, il Dax30 di Francoforte lo 0,31% e il Ftse 100 di Londra lo 0,34%.
In mancanza di dati macro di rilievo e in un clima attendista in vista del direttivo Bce sono state soprattutto le storie societarie a orientare le strategie di investimento. In Europa con i conti migliori delle attese di Prudential, che hanno dato la spinta al comparto assicurazioni. E in Italia con la scommessa delle nozze tra la francese Orange e l’italiana Telecom, che hanno spinto le azioni dell’ex monopolista, o le indiscrezioni di un’offerta per le torri Ei Towers da parte di Inwit (Telecom Italia) che hanno innescato il rally della controllante Mediaset.
Sul mercato valutario infine si segnala il ribasso dell’euro sceso sotto quota 1,10 dollari, salvo poi risalire in serata. La debolezza della moneta unica riflette le attese del mercato per le manovre espansive della Banca centrale europea dovrebbe annunciare oggi per rilanciare un’inflazione tornata sotto zero nell’area euro a febbraio. Le attese sono per un ulteriore taglio dei tassi sui depositi che, dall’attuale -0,3% potrebbe scendere a -0,4%. Non è escluso poi un ampliamento del piano di Quantitative easing varato giusto un anno fa.
Bisogna vedere quali saranno gli effetti di queste misure. Il presidente Mario Draghi più volte dall’inizio del suo mandato ha alimentato forti aspettative dimostrandosi capace di utilizzare sapientemente l’effetto sorpresa. Ma gli investitori, che a questa sua capacità di sorprendere si sono velocemente assuefatti, hanno ancora viva la delusione provata dopo il direttivo Bce di dicembre quanto le misure annunciate non furono così espansive come buona parte del mercato si sarebbe aspettato. «Se da un lato è evidente che il mercato nutre elevate aspettative e che quindi difficilmente le decisioni del Consiglio direttivo riusciranno a generare autentico entusiasmo, è altresì probabile che il Consiglio si muova in modo da evitare una nuova ondata di vendite come quella innescata dalla riunione di dicembre» sostiene David Simner, gestore obbligazionario di Fidelity International. Insomma non bisogna escludere sorprese. Di certo, dato per scontato un taglio dei tassi, sarà interessante capire se la Bce ha in mente qualche misura per controbilanciare gli effetti negativi che questa mossa inevitabilmente avrà sul settore del credito. I margini di interesse delle banche, già sotto pressione per un prolungato periodo di tassi bassi, rischiano di subire contraccolpi negativi da una nuova sforbiciata dei tassi. In un report pubblicato ieri gli analisti di Bank of America Merrill Lynch non escludono che in questa situazione le banche, per contrastare gli effetti dei tassi negativi, siano costrette ad applicare condizioni più restrittive sui nuovi finanziamenti a famiglie e imprese. Un paradosso se si pensa che la ratio dei tassi negativi è proprio quella di incentivare gli isituti di credito a impiegare la liquidità invece che tenerla parcheggiata alla Bce.

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