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Il governo vuole salvare chi ha i bond

È il paracadute per i 40 mila obbligazionisti subordinati del Monte dei Paschi di Siena, l’ultimo tassello mancante del decreto che sarà varato oggi nel tardo pomeriggio o al massimo domani sera, a mercati chiusi per il lungo week end natalizio. In una giornata assai tesa, mentre dal mercato arrivavano meste conferme del flop dell’aumento di capitale della banca, Pier Carlo Padoan, in stretto contatto con Bruxelles, Francoforte e i vertici della Banca d’Italia, ha speso i suoi interventi pubblici per rassicurare i risparmiatori coinvolti nella crisi. Ha ribadito in Parlamento che il governo è impegnato «alla massima tutela dei risparmiatori» e ha sottolineato che, in caso di intervento dello Stato, l’impatto sarà «minimizzato o inesistente». Tre le soluzioni salva-obbligazionisti sul suo tavolo.
La prima mossa per condurre in porto il piano di salvataggio ha avuto successo: ieri in tempi record Camera e Senato hanno dato il via libera a “munizioni” da 20 miliardi per l’acquisto di azioni delle banche in crisi, misura varata lunedì scorso dal governo. Protestano naturalmente Cinque stelle e leghisti, mentre gli ex grillini di Alternativa libera cercano il caso denunciando al question time presunte «fughe di notizie». Ci pensa Forza Italia a spianare la strada all’intervento: vota a favore dello scudo bancario e affida al capogruppo Brunetta il compito di apprezzare la «discontinuità» del governo nei rapporti con il Parlamento: è la prima volta dai tempi del governo Letta.
Così, non appena sarà certificato, oggi alle 14, il fallimento dell’aumento di capitale scatterà l’operazione-decreto che verrebbe facilitata dal lungo week end di mercati e banche chiuse. A quel punto le pedine sembrerebbero tutte a posto a partire dalla scelta del burden sharing, cioè la direttiva europea che profila una strada più “morbida” di risoluzione di crisi bancaria, che consente una ricapitalizzazione precauzionale, presumibilmente di 5 miliardi, e che tiene al riparo correntisti e obbligazionisti senior. Le condizioni per applicarla sono che la banca sia ancora “solvibile” come lo è Mps (che tuttavia ieri ha dichiarato di avere solo 4 mesi di liquidità a disposizione) e che ci sia un rischio sistemico (la banca senese è la terza in Italia).
Segnata la sorte degli azionisti, prime vittime del burden sharing, cioè condivisione degli oneri, il problema ancora aperto è quello dei 40 mila obbligazionisti subordinati: l’obiettivo del governo è quello di tentare di salvare i 2 miliardi che i risparmiatori al dettaglio hanno investito nel 2008 per finanziare l’acquisizione di Antonveneta.
Il problema che Padoan sta studiando nelle ultime ore, prevede tre soluzioni alternative, considerando che, se l’aumento di capitale fallisce, alle conversioni volontarie non viene dato corso. La prima è quella della conversione forzosa delle obbligazioni subordinate in azioni: il prezzo e il successivo corso dei titoli Mps non è noto ma è probabile che sarà inferiore, di conseguenza il governo potrebbe prevedere un meccanismo di integrazione. Il secondo schema è quello applicato per le note quattro banche liquidate lo scorso anno: azzeramento delle subordinate e ristoro successivo dei risparmiatori ma solo se raggirati e con parametri “sociali”. La terza soluzione, che pure viene presa in considerazione e che sembrerebbe la più favorevole ai sottoscrittori del prestito, è il riacquisto da parte dello Stato di tutte le obbligazioni subordinate.

Roberto Petrini

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