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Governo: verso la chiusura fino al 3 maggio

Dal 14 aprile e fino al 3 maggio le riaperture saranno chirurgiche, limitate all’ambito di pochissimi codici Ateco legati alle filiere essenziali, dall’alimentare alla sanitaria: tra le ipotesi, produzione di macchine agricole, ceramica, commercio all’ingrosso di materiale per ferramenta, florovivaistica, e cartolibrerie (al dettaglio). Per il resto, a parte queste «eccezioni», il lockdown proseguirà in tutta Italia, come stabilisce il nuovo Dpcm che Giuseppe Conte illustrerà ufficialmente oggi. «Il Governo è impaziente di poter ripristinare le attività produttive, ma fino a fine mese dobbiamo continuare così», ha spiegato il premier alle parti sociali convocate ieri in videoconferenza, poche ore prima di varare il nuovo Dpcm. Sono i numeri di contagi e deceduti, ancora sostenuti, a non consentire un allentamento. Nel Governo ha dunque prevalso la linea del ministro della Salute, Roberto Speranza, e la raccomandazione degli esperti del comitato tecnico-scientifico, convinti che una riapertura immediata più ampia potrebbe vanificare gli sforzi sostenuti sin qui.

Ma Conte ha voluto rassicurare i rappresentanti di imprenditori e sindacati sul fatto che l’Esecutivo «è già entrato nella prospettiva di un ripristino più consistente». E ha annunciato l’arrivo di «un gruppo di lavoro, una piccola cabina di regia che ci aiuterà, anche col vostro contributo, a prefigurare uno scenario di “convivenza con il virus”, nella consapevolezza che la vittoria l’avremo soltanto quando ci sarà un vaccino o una terapia risolutiva efficace». Si tratta del team di esperti di organizzazione del lavoro, sociologi, psicologi, statistici ed economisti che il premier ha chiamato a integrare gli scienziati del comitato tecnico-scientifico.

Il premier, che poi con i ministri Speranza e Francesco Boccia ha incontrato anche Regioni, Anci e Upi, ha insistito pure sul protocollo di sicurezza per i lavoratori: «Sarà un punto di riferimento anche in futuro», e le valutazioni dovranno riguardare non solo fabbriche e uffici, ma «anche i mezzi di trasporto con cui i lavoratori si muovono».

Si prosegue, dunque, con le misure restrittive e con qualche aggiustamento delle scelte sin qui compiute nell’alveo delle attività essenziali e strategiche. I rappresentanti delle associazioni datoriali hanno insistito sulla necessità di indicare un orizzonte temporale per la ripresa d’attività in sicurezza, le aziende che esportano hanno bisogno di indicare orientativamente quando potranno soddisfare le commesse. Per far fronte al periodo d’emergenza, la richiesta comune del mondo produttivo è quella di sbloccare rapidamente l’iniezione di liquidità del Dl imprese. Dal territorio, soprattutto dal Nord produttivo, cresce il pressing perché venga fissata un’agenda di riavvio delle attività, come segnalato dal documento delle confindustrie regionali di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Al termine del videoconfronto Confindustria «prende atto» della decisione del governo di proseguire il lockdown per tutto aprile. «Prende atto» anche Alleanza delle cooperative che sprona il governo a «iniziare a discutere con le parti sociali forme e modalità per far ripartire le attività, non appena se ne determineranno le condizioni».

Per Cgil, Cisl e Uil occorre «dare piena attuazione al protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro» e al contempo «dare uniformità, evitando le forzature che si sono registrate in alcuni territori, alle decisioni prefettizie in merito alle autocertificazioni delle imprese, coinvolgendo i sindacati più rappresentativi». Per le tre confederazioni va individuato un «percorso condiviso per l’uscita dalla crisi», con un’azione coordinata per «approntare le necessarie modifiche organizzative e le strumentazioni di sicurezza sui luoghi di lavoro, per garantire una progressiva uscita dall’emergenza».

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