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Governo, un piano per il lavoro 17 miliardi per l’occupazione

Un sostegno al lavoro da 16-17 miliardi. Il pacchetto è ancora nelle mani dei tecnici. Ma i suoi contorni sono nitidi. In legge di Bilancio — attesa per il 20 ottobre in Parlamento — dovrebbero finire quattro capisaldi: la proroga della cassa integrazione per i settori in difficoltà, uno sgravio contributivo rinnovato e potenziato per l’assunzione di giovani, la conferma della fiscalità di vantaggio per il Sud a favore delle imprese e quella dei 100 euro extra nella busta paga dei lavoratori dipendenti.
Potrebbe poi proseguire anche la sospensione dell’obbligo di causale da parte delle imprese al rinnovo dei contratti a termine, in deroga al decreto Dignità. «Un intervento necessario che spero di poter prolungare», dice il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. I contratti a tempo determinato hanno pagato più di tutti la crisi Covid: di 530 mila occupati in meno registrati dall’Istat tra marzo e giugno ben 343 mila avevano un contratto breve, il 65%. La fine del lockdown ha giovato solo in parte, con appena 28 mila posti recuperati in estate. Gli altri lavoratori stabili per ora sono protetti dalla Cig Covid e dal divieto di licenziamento. Ma cosa succederà quando entrambi gli ombrelli si chiuderanno anche per loro?
Ecco perché Gualtieri guarda alla prossima manovra anche in chiave di «misure-ponte», in attesa dei fondi europei del Recovery Plan. Si parte intanto dalla conferma di due misure esistenti. La prima ha portato dallo scorso luglio 100 euro esentasse nelle buste paga di 14 milioni di lavoratori dipendenti con reddito fino a 40 mila euro: deve essere rifinanziata e costa 6 miliardi sull’anno. Lo sgravio Sud consente alle imprese di risparmiare il 30% del costo del lavoro su 3 milioni e 54 mila contratti, anche a termine. È attivo dall’1 ottobre, ma scade il 31 dicembre. Rinnovarlo costa 5-6 miliardi all’anno e il ministro per il Sud Beppe Provenzano conta di coprire questa spesa con il ReactEu, uno dei programmi del Recovery Fund già disponibile all’inizio del prossimo anno.
Rinnovare la Cig Covid sembra ormai decisione scontata: 3 miliardi di risorse fresche. Saranno forse altre 18 settimane parametrate però al calo di fatturato delle imprese in difficoltà: se superiore al 20% verrà tutta coperta dallo Stato, se inferiore le aziende dovranno pagare un ticket. Si punta ad aiutare settori in crisi come turismo, ristorazione, aeroportuali, fiere e congressi.
E infine il bonus assunzioni. Quello esistente per under 35 da gennaio torna ad essere limitato agli under 29. Il governo vorrebbe lasciarlo per tutti i neo assunti fino a 35 anni, generazione falcidiata da disoccupazione, inattività, contrattini. E alzare la quota di sconto contributivo di cui giovano le imprese che li assumono: dal 50 al 100%. Potrebbe anche essere eliminato un vincolo attuale che restringe di parecchio la platea, ovvero la necessità che sia il primo contratto a tempo indeterminato per il neo assunto. Su questa misura al momento si scommette su 1,7-2 miliardi da stanziare. Si valuta anche di ampliare le risorse ed estendere lo sgravio a prescindere dall’età (ma al 50% dei contributi) qualora fosse possibile mettere su questa posta i soldi europei del Recovery.
A margine restano la riforma fiscale e l’assegno unico per i figli. «Saranno pienamente operativi dal 2022», mette le mani avanti Gualtieri. Saranno affidati a leggi delega: il governo disegna la cornice normativa, approvata dal Parlamento che delega l’esecutivo a darne attuazione. Questo però significa che la riforma dell’Irpef e l’assegno per ogni figlio fino ai 21 anni non partiranno a gennaio. Difficile l’ipotesi luglio.
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