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Governo senza i numeri in Senato. E Conte cambia il Dpcm delle feste

Contrordine. A Natale puoi. Giù il filo spinato virtuale che era stato eretto ai confini dei comuni, anche i più piccoli, per impedire gli spostamenti il 25, 26 dicembre e il giorno di Capodanno. Ci si avvia verso una revisione del testo del decreto, nel giorno dei quasi 900 morti.
Succede che il premier Conte si ritrova isolato, assieme ai ministri della linea dura Roberto Speranza e Dario Franceschini, sotto la pressione degli alleati di Italia Viva, di parte dello stesso Pd, di Luigi Di Maio e di tutta l’opposizione di centrodestra. Il governo lavoro a una soluzione: un nuovo decreto, rischiose modifiche in aula a quello esistente, o l’improbabile rettifica delle sole Faq interpretative sul sito della Presidenza del Consiglio. Lo si capirà nelle prossime ore. Mentre resta intatto il divieto di spostarsi tra regioni (anche gialle) dal 21 dicembre al 6 gennaio.
La “ritirata” battuta dal premier Conte, nelle ore in cui era impegnato a Bruxelles a chiudere la trattativa sulla riforma del Mes in Consiglio europeo, risente e parecchio del clima che si respira ormai in maggioranza. Il mercoledì in Parlamento ha lasciato il segno: l’ultimatum di Matteo Renzi sul Recovery fund, i silenzi dei vertici di Pd e M5S, l’asse tra centrodestra e Iv. Il capo del governo nelle ultime ore si è accorto che il decreto Natale – con le sue misure restrittive – al di là del voto in aula non previsto, non aveva più una maggioranza politica che lo sostenesse. In mattinata i capigruppo della destra a Palazzo Madama avevano chiesto invano di calendarizzare la loro mozione unitaria per ottenere le modifiche. Il dem Marcucci strappa un rinvio della discussione a lunedì. Finché non arriva la notizia della revisione da Palazzo Chigi, che fa esultare Lega, Fdi e i governatori che si erano battuti contro quella norma, Giovanni Toti in testa.
Ma se è per questo, anche Luigi Di Maio aveva definito «assurdo non permettere ai familiari che abitano in piccoli comuni limitrofi di trascorrere il Natale e il Capodanno insieme ». Per non dire dei renziani: «Misura eccessiva, incomprensibile e ingiusta », per la ministra Teresa Bellanova. A sera, a Porta a Porta, il solo responsabile della Salute Speranza teneva la linea Maginot del rigore.
La presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati non attende oltre e fissa la discussione in aula della mozione di centrodestra per mercoledì pomeriggio. «Fondamentale che su un argomento così vitale il Senato si possa esprimere», taglia corto non attendendo le risoluzioni del governo. «Non è la prima volta che il centrodestra fa le sue proposte e il governo non le accoglie, salvo riformulare il suo testo e farle proprie – lamenta il capogruppo leghista Massimiliano Romeo – Tipico di un personaggio vanesio come Conte, fa sempre così».
Quando mercoledì sera in aula Salvini si è avvicinato al banco del premier per chiedere proprio un intervento sulle restrizioni, sembra che lui gli abbia risposto: «Lo farei pure, ma Speranza su questo è irremovibile ». Ieri sera il segretario leghista ha parlato al telefono col capo d el governo da Bruxelles, clima già cambiato. Dall’avvocato, il disco verde agli spostamenti nella stessa provincia per Natale. Da Salvini, la «disponibilità a dialogare, non solo per la riapertura della scuola e l’allentamento delle restrizioni, ma anche per l’utilizzo dei fondi del Recovery ». C’è l’impegno a rivedersi o sentirsi a breve. «Noi ci siamo», ha promesso il leader della Lega a nome di tutto il centrodestra, che proprio ieri mattina si è riunito per la prima volta in tutte le sue componenti (incluse Udc, Cambiamo e Idea) per fare fronte comune, intanto sulla legge di bilancio. Il tavolo unitario però resta “sub judice” per Giorgia Meloni, che ha strigliato i piccoli, rei del mancato voto contro la riforma del Mes: «Serve coerenza ». Salvini guarda oltre e ripropone la federazione dei gruppi: «Saremo più forti, peseremo di più». Non è così per gli alleati, troppo alto il rischio di finire fagocitati dalla balena leghista. Ad ogni modo, si blinda sempre più la destra a trazione sovranista.

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