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Il governo rivedrà le stime del Pil

Il governo è pronto a rivedere le stime di crescita del Pil alla luce dell’incertezza del dopo Brexit e del peggioramento dell’economia internazionale e di conseguenza a stringere i bulloni dei conti pubblici. Il messaggio viene dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan da Chengdu, in Cina, dove si è concluso il vertice dei G20. Il responsabile del Tesoro italiano, in una intervista a Rainews 24 via Skype, ha commentato il nuovo scenario dell’economia del nostro Paese e il suo riflesso sui conti pubblici dopo che Repubblica aveva messo in luce la necessità di 12-13 miliardi di manovra per far fronte a sterilizzazione Iva e calo del Pil, aumentabili a 20 per finanziare tutte le misure annunciate negli ultimi tempi dal governo.
Dopo l’estate, a fine settembre, in vista della presentazione della «nota al Def» e della nuova legge di Bilancio, che dovrà essere varata il 12 ottobre, «valuteremo il nuovo quadro davanti a questo rallentamento globale», ha osservato il ministro dell’Economia.
Il messaggio politico di Padoan in vista della manovra di bilancio autunnale suona più determinato anche sul fronte dei conti pubblici: «Barra dritta su consolidamento e crescita allo stesso tempo», ha osservato. Dunque probabile revisione delle stime della crescita dall’1,4% previsto dal governo per il 2017 ad una cifra che si avvicinerà all’1% stimato da Fmi e Bankitalia, ma anche una serrata attenzione ai conti pubblici, a partire da un rilancio della spending review e della revisione delle agevolazioni fiscali (domani Padoan vedrà il commissario Yoram Gutgeld in occasione di un convegno sugli acquisti della pubblica amministrazione). Resta aperto naturalmente il nodo della crescita e delle risorse da indirizzare verso consumi e investimenti delle imprese a partire dalla conferma del taglio dell’Ires e del superammortamento sugli acquisti di nuovi macchinari. In un quadro in cui il taglio dell’Irpef non sarà anticipato e tornerà a posizionarsi nel 2018 .
Padoan dalla Cina ha inviato segnali rassicuranti anche sulla crisi bancaria e, pur senza menzionarlo esplicitamente, sul caso Mps: la settimana che si apre si profila decisiva perché si parla sempre di più di una intesa ad un passo dalla definizione e perché sono in arrivo gli stress test dell’Eba che verificheranno lo stato di salute delle banche italiane.
Il ministro dell’Economia è ricorso a toni rassicuranti: ha detto che «per il momento è escluso che sia necessario ricorrere al bail in», cioè al meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie che coinvolge azionisti-obbligazionisti-depositanti, ha aggiunto che il risparmio italiano sarà «totalmente garantito», che non esiste un «problema bancario» nel nostro Paese e non c’è un «rischio di sistema » ma solo «casi particolari». Padoan ha detto di essere «fiducioso» sul negoziato con Bruxelles (definito «molto costruttivo ») sui «gradi di flessibilità» ottenibili all’interno della normativa europea sulle crisi bancarie.
E da parte del Commissario Ue agli Affari monetari Pierre Moscovici è giunta una replica distensiva: «Contatti sono in corso e sono fiducioso su una soluzione sul tema dei crediti deteriorati nell’ambito delle regole», ha detto anch’egli a Chengdu. Dopo le affermazioni del segretario dell’Ocse Angel Gurria che aveva detto di non considerare un «problema » i non performing loans delle banche italiane.
Ieri anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ha tenuto a ridimensionare la questione: «Le copertine dell’Economist esagerano», ha osservato e ha fatto capire come gli Npl italiani, pari a 360 miliardi, 87 netti, scendono a 15 miliardi se si guarda alle situazioni oggettivamente critiche sul piano del recupero: il rischio sarebbe di soli 7-8 miliardi limitato ad alcuni istituti.

Roberto Petrini

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