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«Il governo riapra il tavolo con le imprese sull’energia»

«Noi imprenditori non siamo contro la decarbonizzazione. Anche le aziende energivore pensano che la sfida della transizione ambientale possa essere un’opportunità di crescita, possa portare a nuovi processi produttivi e a nuove tecnologie. Ma vogliamo poter competere ad armi pari con gli altri paesi». Giuseppe Pasini è presidente del Gruppo tecnico energia di Confindustria, dove sono riuniti tutti i protagonisti del settore, produttori, consumatori, impiantisti. Proprio nell’ultima riunione del Gruppo, la scorsa settimana, sono stati affrontati sia i problemi più urgenti, sia lo scenario a più lungo termine, anche alla luce dei nuovi obiettivi indicati dalla Commissione europea appena insediata.

«La Commissione guidata da Ursula von del Leyen si è posta un traguardo ancora più ambizioso rispetto a quella precedente, ridurre le emissioni al 50-55% entro il 2030. Raggiungibile, ma con condizioni diverse per le imprese rispetto a quelle attuali», continua Pasini. Che lancia un messaggio al governo, in particolare al ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli: «il ministro in persona ha la delega sulle materie energetiche. Occorre riaprire il tavolo con le imprese, l’ultima riunione c’è stata a luglio scorso. Da allora non ci siamo più confrontati e stiamo aspettando provvedimenti che erano già stati annunciati. C’è bisogno non solo di risposte immediate, ma di individuare una strategia a medio-lungo termine per il paese».

Dei 150 tavoli di crisi al ministero dello Sviluppo, per circa 130 è l’energia uno dei fattori problematici. E’ a rischio la tenuta del manifatturiero?

Se non si affronta in modo appropriato la questione energetica certamente il nostro manifatturiero è in pericolo. Rischiamo la delocalizzazione delle imprese o ancora peggio una deindustrializzazione dell’Italia. Siamo il secondo paese manifatturiero d’Europa, non abbiamo risorse primarie, l’industria è la nostra forza per creare ricchezza e occupazione. La politica energetica è una parte essenziale della politica industriale. Mi auguro che il governo ne tenga conto.

Quali sono le misure più urgenti che chiede il mondo delle imprese?

Per il gas naturale riteniamo che sia necessario e non più rinviabile il provvedimento per ridurre gli oneri parafiscali applicati alla bolletta dei grandi consumatori, come previsto dalla legge 167 del 2017. Su questa fonte energetica abbiamo un gap di competitività del 20% che ci penalizza. In modo analogo sul fronte dell’energia elettrica in passato sono stati adottati importanti provvedimenti per superare il nostro svantaggio: si tratta del servizio di interrompibilità, delle agevolazioni parafiscali e degli interconnector con i principali mercati europei per garantire un livellamento dei prezzi. Ma queste misure scadranno alla fine del prossimo anno: chiediamo che vengano mantenute, per non penalizzare la competitività delle aziende.

L’Italia sulla transizione climatica e sulla riduzione delle emissioni è avanti. Le aziende hanno fatto la propria parte…

Sì, e vogliamo continuare a svolgerla. Come paese sulla riduzione dell’uso del carbone siamo più avanti rispetto alla Germania o alla Polonia, dove per l’80% si ricorre al carbone per produrre. Abbiamo know how e tecnologie all’avanguardia. Ma non possiamo fare tutto da soli. Il governo parla di green new deal, è un obiettivo anche europeo: può essere un processo positivo, ma l’industria va accompagnata in questo passaggio. Per il paese deve diventare un’opportunità e non il rischio di perdere un pezzo del manifatturiero e impoverire l’Italia. Una competitività energetica è importante anche per l’attrazione degli investimenti esteri.

Sarà necessario investire: c’è una stima di quanto servirà nei prossimi anni?

In base al Piano nazionale clima ed energia gli investimenti necessari ammontano a oltre 500 miliardi di euro nel periodo 2021-2030, quasi 50 miliardi di euro all’anno. E’ una domanda di investimenti importante, che deve essere gestita strategicamente, e cioè evitando perdite per il settore manifatturiero più efficiente d’Europa e creando le condizioni affinché questa domanda di investimenti rappresenti una chance di crescita di nuovi settori della green economy.

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