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Il governo prevede la ripresa economica a partire da giugno

Una forte ripresa dell’economia tra giugno e luglio. È su questo che scommette il governo: uscire gradualmente dall’emergenza sanitaria, grazie al piano vaccinale con l’obiettivo confermato di 500 mila inoculazioni al giorno, per far ripartire velocemente l’economia. Così il prossimo decreto Sostegni si muoverà su due piani, da una parte l’azione di ristoro a favore delle categorie che in questi ultimi due mesi sono state ancora ferme nelle zone rosse ed arancioni; dall’altra misure selettive per il rilancio. Anche per questo lo scostamento di bilancio sarà superiore — come ha annunciato ieri il presidente del Consiglio, Mario Draghi — ai 32 miliardi del precedente provvedimento.
La prossima settimana il governo approverà il Def (il Documento di economia e finanza) con la richiesta di scostamento di bilancio che dovrà essere autorizzato dal Parlamento e che terrà conto anche del Pnrr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza) che, a sua volta, dovrà essere presentato a Bruxelles entro il 30 aprile per poter poi accedere, a ridosso della pausa estiva, almeno alla prima tranche dei 191,5 miliardi riservati all’Italia. Tutto si gioca in pochi mesi, ma la strategia è sostanzialmente definita. Così si spiega anche perché il premier ha bocciato la richiesta del leader della Cgil, Maurizio Landini, di prorogare fino ad ottobre il blocco dei licenziamenti per tutte le imprese. Secondo Palazzo Chigi non c’è più ragione di confermare la misura senza distinzioni visto che una parte dell’industria, soprattutto quella decisamente orientata verso l’export, ha mantenuto i livelli produttivi ed occupazionali.
Lo scenario economico complessivo, nonostante le difficoltà attuali, può aprire la porta ad una certa fiducia. Il Fondo monetario internazionale ha appena rivisto al rialzo al 4,2 per cento le previsioni di crescita di quest’anno, e anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha accennato durante il G20 che ritoccherà in alto le stime del Pil.
Al centro dell’azione di governo i passaggi del Sostegni 1 (quello da 32 miliardi): oggi verranno presentati gli emendamenti della maggioranza per rafforzarlo con stop alle tasse, come Imu e Tosap, con il ritorno del credito d’imposta per gli affitti dei locali degli esercizi commerciali e per la sanificazione (entrambi scaduti a dicembre). Ma l’operazione che dovrebbe aiutare la ripresa, prevista per la seconda parte dell’anno, sarà quella del Sostegni 2, con più di 32 miliardi di interventi, forse fino a 40 miliardi. Qui si giocheranno le politiche di sviluppo con altri 10 miliardi destinati alle imprese per far fronte ai danni della pandemia nella prima parte dell’anno e una decina di miliardi di risorse destinate, con un effetto leva, a fornire garanzie per liquidità e moratorie dei debiti alle imprese per circa 100 miliardi.
Mentre il Pnrr accelera e prevede tre strutture centralizzate di coordinamento, valutazione e controllo specifico (come ha annunciato ieri Draghi), dal ministero del Tesoro si aggiornano costantemente i conti . Il Ragioniere generale dello Stato, Biagio Mazzotta, avverte: «Ci sono al momento troppe richieste da parte dei nuovi ministri, che hanno cambiato molto soprattutto sulla transizione digitale e verde: sono superiori di 30 miliardi rispetto al plafond disponibile quindi bisognerà fare delle scelte e vedere cosa lasciare nel Pnrr e cosa finanziare con fondi nazionali», ha detto.
L’eccesso di progetti, che potrebbe essere coperto con un fondo parallelo ma contenuto nel normale bilancio dello Stato, dipende anche dal fatto che i fondi per il Recovery in senso stretto sono scesi da 196,6 a 191,5 miliardi per via del ricalcolo del Pil da parte di Bruxelles, inoltre per “pulizia di bilancio” era già stata compita la scelta di eliminare l’overbooking di 14 miliardi che avrebbe alzato il tetto della spesa inserito dal precedente governo per far fronte ad eventuali maggiori progetti.
Di conseguenza, attualmente, tenendo conto anche dei 13 miliardi del fondo React Eu che resta intatto si può contare su 204,5 miliardi. Si tratta dunque di «fare delle scelte», per spendere bene i soldi, come ha detto Draghi.
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