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Governo, imprese e sindacati cercano un nuovo patto sociale

Lavori in corso sulla proroga selettiva al blocco dei licenziamenti, anche dopo il 30 giugno e solo per i settori in crisi. Ieri, il premier Draghi ha ricevuto a colloquio per un’ora il leader della Cgil Maurizio Landini. L’invito è partito dallo stesso Draghi, spiegano fonti di Palazzo Chigi, «per porgere di persona le sue più sincere condoglianze per la scomparsa di Guglielmo Epifani». Oggi Draghi, «per impegni legati all’agenda di governo», non potrà partecipare ai funerali dell’ex segretario della Cgil e del Pd scomparso lunedì.Ma è ovvio che non si è parlato solo di questo. «Temi molto generali riguardanti l’economia italiana, senza entrare nello specifico delle singole questioni al centro del dibattito in questi giorni», dicono le stesse fonti governative evitando l a parola licenziamenti. Così anche la concisa nota Cgil: «Condoglianze per Epifani e scambio di idee sulla situazione generale del Paese e dell’Europa».Dietro le quinte si tesse invece una tela complicata. La Cgil, come noto, chiede la proroga sino al 31 ottobre del divieto di licenziare per tutte le aziende. Cisl e Uil sono più flessibili (Draghi lunedì ha ricevuto anche il leader Cisl, Luigi Sbarra). Presto però dovranno decidere quale linea comune tenere, se si concretizzasse davvero l’ipotesi di “selezionare” alcuni settori produttivi – come il tessile – e solo a questi imporre ancora il blocco.Al momento la via parlamentare un emendamento al decreto Sostegni bis – viene considerata impraticabile da un punto di vista normativo. Il decreto deve essere convertito in legge entro il 24 luglio. Lo sblocco dei licenziamenti parte il primo luglio per tutte le grandi aziende. La retroattività della norma viene esclusa: è successo una sola volta con il Cura Italia del 17 marzo 2020 che paralizzò tutte le procedure di licenziamento dal 23 febbraio. Ma era un’Italia diversa, piombata all’improvviso in pandemia e alla vigilia del lockdown totale. Una soluzione simile ora sarebbe indigeribile per le imprese.Ecco dunque profilarsi un’altra strada più concertativa, da Sala Verde di Palazzo Chigi. Scrivere un Patto Sociale con il premier non solo sui licenziamenti, ma ripartenza, investimenti, Recovery, ammortizzatori. Tutti insieme: sindacati e imprese. A quel punto, ripristinata l’armonia al più alto livello, la soluzione del “blocco selettivo” potrebbe trovare anche la strada di un decreto prima del 30 giugno. In questo quadro andrebbero lette le dichiarazioni di Carlo Bonomi di ieri: «Non è più il tempo dei distinguo, dobbiamo allearci: solo insieme ne possiamo uscire». Il presidente di Confindustria parlava della ripresa. Molti hanno colto però una disponibilità a trattare, se lo chiedesse il premier.«Più strumenti ci sono e meglio è», dice il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) parlando di blocco selettivo. «Ma vediamo se maturerà una volontà politica, ci vuole il consenso di tutta la maggioranza». Poi sul rischio di licenziamenti di massa scongiurato da Bonomi (anche l’Upb prevede “solo” 70 mila esuberi): «Serve più cautela, vedo note di eccessivo ottimismo. C’è voglia di assumere, ma anche una fascia generazionale che rischia di uscire dal mercato del lavoro. Gli effetti sociali vanno gestiti con equità».

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