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Il governo: gli aiuti alle imprese non dovranno essere restituiti

Il governo punta a spegnere l’allarme sul rischio restituzione per gli aiuti di Stato alle imprese che eccedono il tetto degli 800mila euro in termini di gruppo e non di singola azienda. «Non sussiste alcun pericolo», sostiene una nota diffusa ieri pomeriggio dal dipartimento Politiche europee di Palazzo Chigi, perché «la Commissione europea ha aperto uno spazio importante per la copertura dei sussidi e ha più volte confermato la sua forte determinazione in questo senso».

Ad accendere la spia rossa fra le imprese, come spiegato sul Sole 24 Ore di ieri, è stata la diffusione di una circolare dello stesso dipartimento, datata 18 giugno ma resa nota solo nei giorni scorsi, in cui il rischio appare concreto. «Le verifiche sul rispetto delle soglie e del cumulo – si legge infatti a pagina 10 della circolare – devono essere effettuate rispetto non alla singola impresa, ma rispetto al concetto di singola unità economica. Ne deriva che, quando si fa riferimento a soglie e limiti di cumulo per impresa, il calcolo deve essere effettuato rispetto all’unità economica a cui la singola impresa appartiene». Il che, precisa una nota in fondo alla stessa pagina per chi avesse ancora dubbi, significa che quando si parla di aiuti fiscali o di indennizzi a fondo perduto «se si è in presenza di diverse entità legali che fanno tutte parte dello stesso gruppo, è il gruppo che deve essere considerato impresa ai fini del rispetto della soglia massima di 800mila euro del sostegno».

L’interpretazione nata nelle stanze del Dipartimento appare estremamente ortodossa rispetto alle nozioni giuridiche che guidano le regole ordinarie degli aiuti di Stato europei. Ma non sembra troppo in linea con il negoziato senza sosta condotto dal ministero dell’Economia per allentare il più possibile le griglie che limitano i sostegni pubblici alle imprese. Negoziato condotto in parallelo con gli altri big dell’Unione, Germania e Francia in testa, e in corso ancora in queste ore anche sul tema dei criteri di calcolo per individuare i massimali d’aiuto. Proprio la Francia, per esempio, nelle sue istruzioni operative ha sposato l’interpretazione più favorevole alle aziende, che considera nel parametro la singola impresa e non il gruppo. E ieri ha annunciato 15 miliardi di nuovi aiuti per accompagnare il «confinamento» anti-Covid.. «Sono in corso interlocuzioni tra Roma e Bruxelles per la corretta interpretazione della complessa normativa in materia», conferma la nota. Che sembra anticiparne i risultati quando spiega che «l’eventualità paventata della restituzione può essere esclusa fin d’ora».

In effetti nell’Europa alle prese con la seconda ondata della crisi pandemica non sembrerebbe esserci troppo spazio per alzare nei confronti delle imprese in difficoltà ostacoli nati da cavilli interpretativi più che da ragioni di sostanza. Il Temporary Framework, che in tempi normali è il baluardo con cui il mercato comune si difende dalle distorsioni concorrenziali, è già stato modificato tre volte in pochi mesi. E potrebbe cambiare ancora. «Vanno modificate le regole che pongono limiti di spesa agli aiuti», sottolinea sul punto il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, anche perché in agricoltura il tetto è a 100mila euro.

Tanto più che ad accendere la querelle è il tema degli aiuti (inevitabilmente limitati) che possono essere forniti da Regioni ed enti locali alla luce del decreto di maggio. Su questo piano, enti territoriali e imprese hanno stretto in questi mesi un’alleanza piuttosto inedita nel tentativo comune di spianare la strada ad agevolazioni e bonus. I Comuni in particolare hanno chiesto a più riprese che i loro interventi fossero esclusi dai calcoli, per una ragione semplice: uno sconto sull’Imu o sulla Tari ha in genere un valore unitario di poche migliaia (o anche centinaia) di euro. Ma unito agli interventi degli altri livelli di governo può rivelarsi determinante nel far sforare il plafond. Questo determina un complesso sistema di comunicazioni e monitoraggi che complica il meccanismo, e che spesso ha addirittura portato gli enti locali ad abbandonare i progetti di sostegno per la complessità amministrativa che ne discende. Ma finora, sull’esclusione generalizzata di queste voci, la porta è rimasta chiusa.

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