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Governo-Fondazioni, si tratta in salita Sfida sulla garanzia per i dividendi

L’obiettivo era di arrivare a un documento sulla nuova Cassa depositi e prestiti, ma dopo due ore di discussione i rappresentanti delle Fondazioni, riuniti a Lucca per il congresso dell’Acri, hanno ritenuto che l’intesa col governo sul cambio di strategie della società fosse ancora prematura. «Dobbiamo tornare a parlare: il dialogo continua» hanno detto uscendo. Toccherà al presidente dell’Acri e della Cariplo, Giuseppe Guzzetti, che ha riferito i risultati dei colloqui proseguiti anche ieri con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan e con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, riprendere le fila del «dialogo». Ci sarebbe stato anche un confronto telefonico tra il premier e Guzzetti. Il nodo è quello delle garanzie sui dividendi e sulla missione della Cdp. 
«Noi siamo collaborativi», ha ripetuto. La notizia di Lucca è che comunque il presidente della Cdp, Franco Bassanini – che ha partecipato alla riunione assieme all’altro consigliere Cdp, Mario Nuzzo, oltre ai presidenti di Compagnia di Sanpaolo, Luca Remmert, e delle Fondazioni di La Spezia, Matteo Melley, della Cassa di Firenze, Umberto Tombari – si è affiancato a Guzzetti nel condurre il confronto con il premier e con il ministro sul cambio di strategia e di vertici della Cassa. Questo vuole dire che una volta raggiunta l’intesa, una volta imboccata la strada della soluzione guidata e concordata della vicenda, Bassanini sarà pronto a farsi da parte assieme agli altri consiglieri per dare modo all’assemblea di deliberare le eventuali modifiche dello statuto e per rinnovare i vertici.
La fumata nera di ieri, rispetto alle previsioni di inizio giornata, rispecchia la complessità dei temi in discussione: la nuova missione della Cdp, il mutamento di governance, le riforme statutarie e — ma questo sembra ormai il minore dei problemi — il rinnovo dei vertici. Trattando di governance, in discussione c’è sia la composizione del consiglio di amministrazione sia l’attribuzione della facoltà di indicare il presidente — che le Fondazioni vorrebbero conservare e il governo invece condividere — e l’amministratore delegato. Ma anche il tipo di attività consentita, sempre all’interno degli stretti limiti imposti dalla legge alla Cassa, ed il suo tasso di rischio. A quest’ultimo elemento è legata la richiesta da parte delle Fondazioni, che detengono il 18,4% della Cassa, di una modifica statutaria per ottenere maggioranze qualificate nelle votazioni sulle delibere sulla destinazione degli utili e sulla distribuzione dei dividendi.
Per gli enti di origine bancaria si tratta di un punto imprescindibile per continuare ad assicurare redditività al loro investimento nel capitale di Cdp. «Se il governo vuole rafforzare la Cassa troverà le Fondazioni propositive e collaborative», ma «il dividendo è per noi una condizione inderogabile», ha chiarito ieri Guzzetti aggiungendo che «se la volontà del governo è il rilancio della Cdp noi collaboreremo positivamente come abbiamo fatto in passato, affinché la società sia un centro di propulsione e di sostegno dell’economia reale del Paese, ma l’obiettivo dei conti in ordine è premessa irrinunciabile». E poi Guzzetti, che ieri ha aperto il congresso dell’Acri, ha voluto chiarire di «non essere in opposizione a questo governo. Chiedo di collaborare, ma sono inascoltato».
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