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«Governo di emergenza nazionale»

di Nicoletta Picchio

Aveva lanciato l'allarme in mattinata, concludendo la Giornata della ricerca. «Siamo già nel baratro, l'Italia sta vivendo ore drammatiche. Uno spread a 570 punti non è sostenibile, dobbiamo recuperare la credibilità che abbiamo perduto completamente». Subito dopo Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha convocato il comitato di presidenza, una riunione «d'urgenza», per prendere una decisione su come fronteggiare la gravissima situazione economica in cui si dibatte il paese.

Nella mattinata si sono subito attivati anche i contatti con le altre organizzazioni imprenditoriali, Abi, Ania, Alleanza delle cooperative, Rete Imprese Italia, con cui Confindustria dall'inizio del precipitare della crisi sta facendo fronte comune nel chiedere discontinuità e riforme. Ed in serata è stato diramato con comunicato congiunto: tutte d'accordo nel chiedere un «governo di emergenza nazionale, con un'ampia base parlamentare» dopo l'approvazione «entro questa settimana» della legge di stabilità. Obiettivo: far sì che i mercati e la comunità internazionale percepiscano «che si va concretamente delineando una soluzione della crisi politica».

Il documento, di una pagina, è stato approvato all'unanimità dal comitato di presidenza di Confindustria: «C'era un clima di grande preoccupazione ma anche di grande compattezza», ha detto la Marcegaglia uscendo da Confindustria. Le prime parole del comunicato sono la fotografia della situazione attuale: «L'Italia si trova ad un drammatico punto di svolta». Tutti devono mettere al primo posto «l'obiettivo di salvare il paese» e quindi convergere «sulle riforme che ci vengono chieste dall'Unione europea e dalla Comunità internazionale», rimarcando che «non ci sono alternative possibili».

La sintonia con il Quirinale è sottolineata esplicitamente: «Esprimiamo piena fiducia nell'operato del presidente della Repubblica e nei suoi costanti richiami alle responsabilità di ciascuno». L'appello è bipartisan: «Non è il momento della divisione, non è il momento del conflitto. È il momento del dialogo e della ricerca di soluzioni per il bene comune». Per concludere: «L'Italia ha tutti i mezzi, le condizioni, le risorse economiche per farcela».

Lo spread ieri sera è ripiegato a quota 552, sotto il record ma comunque molto elevata. «A questi livelli entriamo in una zona di pericolo, vuol dire rischiare che l'Italia non abbia più la possibilità di finanziarsi», aveva detto in mattinata la Marcegaglia. Sottolineando la necessità delle riforme: «È evidente che quello che è stato fatto fino adesso non è stato ritenuto né credibile né sufficiente». Nella Giornata della ricerca (vedi articolo a pagine 33) sono stati presentati decine di casi di imprenditori italiani leader nel mondo: «C'è un'Italia di eccellenza, siamo il secondo paese manifatturiero europeo. Non ci meritiamo di finire come la Grecia», ha insistito la presidente di Confindustria, ricordando i continui appelli, il manifesto per la crescita preparato a fine settembre con le altre organizzazioni imprenditoriali, con proposte su cinque punti: spesa pubblica e pensioni, fisco, infrastrutture ed energia, liberalizzazioni e semplificazioni, dismissioni dei beni pubblici, senza avere risposte.

«Una larga maggioranza sarebbe l'unica garanzia per il mercato, la conferma che l'Italia ha preso il cammino del controllo dei conti e della competitività del paese», ha commentato Marco Tronchetti Provera, numero uno di Pirelli, che si è appellato al Parlamento perché approvi al più presto ciò che ci chiede la Ue e la Bce.

Un governo di «larghe intese» è ciò che chiede anche Ennio Doris, patron di Mediolanum: «Il mercato pensa, e sono d'accordo con il mercato, che nessun governo né di centrodestra, né di centrosinistra sarebbe in grado di attuare le misure impopolari che ci vengono chieste. Serve un premier di prestigio, riconosciuto dai mercati».

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