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Governo-Cgil, lite sulla cassa integrazione

di Mariolina Iossa

ROMA — «Fine marzo? È un po' presto per dire che siamo vicini all'intesa». Da Fazio a Che tempo che fa Susanna Camusso conferma la necessità che «il Paese abbia bisogno di un intervento sul mercato del lavoro» ma spegne gli entusiasmi del governo sulla relativa vicinanza a questa meta. Non c'è ancora l'accordo, e infatti mentre l'esecutivo vorrebbe intervenire su articolo 18 e ammortizzatori sociali, quest'ultimo tema principe dell'incontro di oggi tra ministro Fornero e parti sociali, la segretaria della Cgil ribadisce in tv che la cassa integrazione straordinaria non va toccata, sostituendola con uno «strumento universale» come il salario minimo.
«Quando il ministro Fornero dice con troppa scioltezza che la cassa straordinaria si può eliminare dice una cosa non vera, perché non ostacola ma consente la reindustrializzazione», dice Camusso da Fazio. E sul tema di cui si discuterà oggi alla ripresa della trattativa esprimono forti dubbi anche Raffaele Bonanni della Cisl («Parlare di rimuovere i sostegni vuol dire gettare un cerino su un bidone di benzina») e Luigi Angeletti della Uil («Fino a quando non ci sono risorse per fare qualcosa di meglio della cassa integrazione, non si può fare un dibattito serio»).
Diversa la questione sull'articolo 18. La posizione più intransigente in questo caso è della sola Cgil, tra i sindacati più rappresentativi. «L'articolo 18 è intoccabile — conferma Camusso —, una norma di civiltà perché dice che non si può licenziare se non c'è giustificato motivo, indebolirlo significherebbe far passare il messaggio "potete fare quello che volete", mentre non se ne ricaverebbe affatto una maggiore efficacia economica» in termini di crescita e di occupazione.
Sempre scontro aperto sull'articolo 18 anche nel mondo politico: se le parole di Walter Veltroni (Pd) sulla necessità di «superare il tabù dell'articolo 18», in contrasto con la posizione di Bersani, ieri sono state respinte anche dal responsabile economico del Pd Stefano Fassina in una lunga lettera su Facebook, Rosi Bindi su La7 conferma che «l'articolo 18 non è il tema del momento: il tema centrale di oggi è creare occupazione».
Per Antonio Di Pietro (Idv) cancellare o modificare l'articolo 18 «sarebbe una grande ingiustizia ma anche un polverone alzato apposta per nascondere l'incapacità di fare qualcosa di serio per rilanciare il sistema Italia». Vogliono rivederlo, invece, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, entrambi Pdl.
Cicchitto pensa che non bisogna più rimandare «per evitare che si trasformi da una tutela per i lavoratori a una situazione di blocco del mercato del lavoro perché gli imprenditori non vogliono assumere a tempo indeterminato». Per Gasparri «non si possono fare riforme a metà, no a diktat e imposizioni, apriamo una riflessione sull'articolo 18».
 

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