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Governo battuto tre volte alla Camera

di Dino Martirano

ROMA — La Camera, dopo il voto di fiducia, ha approvato il decreto sulle semplificazioni che ora passa al Senato. Alla fine la maggioranza ha retto — 442 i sì, 52 i no, quasi tutti della Lega — tanto che il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi ha osservato «di essere molto soddisfatto» perché il «testo esce rafforzato dal dibattito parlamentare».
Questo, dunque, è il bilancio di fine giornata. Però ieri il governo ha «ballato» in aula a causa di uno scatto d'orgoglio che ha attraversato la Camera: con il risultato che è andato sotto tre volte su altrettanti ordini del giorno e in due occasioni, vista la raffica di interventi «contro», ha rapidamente ripiegato, cambiando parere. In ogni caso, ha detto Patroni Griffi prima di lasciare Montecitorio, «tutto questo è fisiologico. È normale dialettica parlamentare…».
Eppure, il governo non abbassa certo il livello di guardia. Ieri sera il ministro dei Rapporti con il Parlamento Piero Giarda ha chiesto la fiducia sul decreto rifiuti che verrà votata stasera. Monti e i suoi ministri, infatti, devono tenere d'occhio, oltre i banchi della Lega, anche i movimenti repentini che si sviluppano a destra come a sinistra: nessuno intende staccare la spina al governo, per carità, ma con questo clima l'incidente parlamentare è sempre dietro l'angolo.
Sulle semplificazioni, il Carroccio ha dunque rivendicato i cinque schiaffi assestati al governo Monti: lo ha fatto in particolare sull'Imu ridotta per le famiglie di cui fanno parte portatori di gravi handicap. Ma su proposta di altri gruppi sono passati anche diversi ordini del giorno sui quali il governo era o è contrario: quello che rimodula l'Imu per gli immobili agricoli, quello sulla possibilità degli edicolanti di vendere i giornali anche in esercizi distinti dai propri chioschi e quello del Pdl che impegna il governo a predisporre un piano di rilancio del polo energetico e industriale del Sulcis. La Lega, dunque, ha tentato di cavalcare la vittoria ma, in realtà, l'insofferenza verso il governo è maturata in tutti settori dell'emiciclo. Anche con un paio di interventi — pacati ma decisi — di Pier Ferdinando Casini che ha ripetutamente invitato l'esecutivo a rivedere la sua posizione.
L'escalation è stata evidente quando Fini ha messo in votazione l'ordine del giorno che impegna il governo «a promuovere una revisione del meccanismo dell'Imu di cui le aziende agricole sentiranno tutto il peso nel corrente anno fiscale…». A quel punto, a favore del testo presentato da Porfidia, Belcastro e Iannaccone (Noi Sud), sono intervenuti una ventina di deputati di tutti i gruppi. E il messaggio per il governo, che ha fatto subito marcia indietro, è stato chiaro. Infine, 23 deputati del Pd, guidati dall'ex ministro Fioroni, non hanno partecipato al voto finale in dissenso con la norma del decreto che vincola la programmazione scolastica non al numero degli alunni ma ai risparmi effettuati.
 

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