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Governo, banche e imprese: un grande patto per la liquidità

Liquidità. Al più presto, con un «patto governo, banche e imprese». Lo Stato garantisce, le banche erogano a fronte di una semplice domanda, le aziende hanno le risorse per restare in piedi e mantenere i posti di lavoro, a fronte di una domanda crollata se non addirittura a zero. Carlo Robiglio, presidente della Piccola industria di Confindustria, indica un ordine di grandezza temporale e quantitativa: «L’equivalente di almeno tre mesi di fatturato mancante, con denaro a costo zero, da restituire in 30 anni», prendendo a riferimento lo stesso periodo 2019.

«Abbiamo la necessità di avere un supporto da parte del governo, sia per questa fase di emergenza, sia per il futuro. Dai segnali che arrivano dal territorio le piccole e medie imprese italiane sono in una situazione drammatica», dice Robiglio, che ha messo a punto un documento della Piccola inviato al presidente Vincenzo Boccia, concentrato su come affrontare questa prima fase, in cui si parla di sospendere i pagamenti fiscali nazionali e locali fino alla fine dell’anno: «Il governo deve agire subito, occorre dare una risposta ai problemi immediati e indicare gli interventi per ripartire».

Pensando al futuro nel giro di qualche settimana la Piccola preparerà un altro dossier, Riparti Italia, per individuare le misure necessarie per rafforzare la ripresa, focalizzato su due aspetti prioritari: far crescere le imprese, favorendo aggregazioni e una maggiore patrimonializzazione delle pmi, ridurre drasticamente il cuneo fiscale, aumentare le competenze, incentivando l’ingresso di manager in tutte le funzioni, dalla finanza all’export al commerciale. «Crescita, competenza e competitività», sono per Robiglio le parole chiave del futuro, dopo che sarà passata la fase di emergenza. E il presidente della Piccola condivide la lettera-appello pubblicata ieri sul Sole 24 ore di 150 accademici su come affrontare l’uscita dall’emergenza Covid 19: «È imprescindibile il ricorso a strumenti legati all’intelligenza artificiale per mappare e contenere al meglio il diffondersi del virus tra la popolazione, al fine di riavviare il prima possibile le attività produttive che viceversa rischiano il blocco totale».

«Nell’immediato – continua Robiglio – senza liquidità la situazione delle pmi può rapidamente degenerare. Su questo tema giustamente insiste Confindustria. Molte pmi sono ancora sottocapitalizzate e troppo dipendenti dal credito bancario a breve. A causa del Covid 19 si sta bloccando il meccanismo virtuoso del circolante. Non si fattura, non ci sono incassi, si fermano i pagamenti. Giusta la lettera del presidente Boccia agli associati, con il richiamo al dovere dell’etica e della responsabilità sociale e la sollecitazione a pagare clienti e fornitori». Per Robiglio è importante l’accordo Abi-Inps, per cui sono le banche ad anticipare la cassa integrazione. Ma bisognerebbe intervenire anche sul versante fisco, sospendendo tutti gli adempimenti, nazionali e locali, fino alla fine dell’anno. «La nostra preoccupazione è non distruggere il patrimonio imprenditoriale che abbiamo e, di conseguenza, i posti di lavoro, con pesanti ricadute sociali». La salute è prioritaria, ci tiene a sottolineare Robiglio: «È questo l’impegno delle imprese, rispettare la sicurezza nei luoghi di lavoro. È stato offensivo per noi imprenditori essere bollati come quelli che mettono davanti il profitto: niente di più falso, siamo i primi a sostenere che chi non può rispettare le regole di sicurezza deve chiudere. Ma ci teniamo anche a mantenere in piedi le aziende, in quanto protagoniste di quell’ecosistema che genera lavoro. Il paese non può vivere di sola cassa integrazione».

La Piccola industria in particolare da tempo collabora con la Protezione civile con il programma PGE (Programma gestione emergenze). Per le pmi, comunque, oggi più che mai l’imperativo è crescere, sottolinea Robiglio: «Lo diciamo da tempo, questa volta è imprescindibile». Per crescere serve unirsi, con fusioni, reti, accordi di filiera. Rafforzare il patrimonio, realizzare la trasformazione digitale. Occorrono competenze, inserendo manager. «Operazioni che costano a che vanno favorite con incentivi», continua Robiglio, ricordando per esempio i voucher istituiti per facilitare l’ingresso nelle pmi di figure manageriali che «vanno finanziati in modo consistente». Così come va favorito l’ingresso dei giovani, con un taglio al cuneo fiscale.

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