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Il governo aspetta il mercato ma lavora a un piano

Il passo in avanti nella raccolta di capitali di Atlante, realizzato ieri con l’impegno annunciato dalle Casse professionali di partecipare all’impresa, concentra ulteriormente l’attenzione sulla «soluzione di mercato» per portare il Monte dei Paschi in acque più tranquille. Sul possibile ruolo pubblico nel successivo aumento di capitale al momento tra Palazzo Chigi e ministero dell’Economia non si elimina a priori alcuna soluzione, e ieri un nuovo incontro fra il premier Renzi e il ministro Padoan è servito a ripassare in rassegna il ventaglio delle soluzioni possibili:?la doppia mossa di mercato sull’acquisto dei crediti deteriorati e il successivo aumento di capitale rimane naturalmente la prima scelta dell’Esecutivo, che però deve mettere in conto anche la possibile necessità di un intervento pubblico straordinario (l’acquisto di strumenti di capitale e l’iniezione di fondi propri sono quelli contemplati dalle regole Ue)?e l’eventuale esigenza di contrastare un effetto bail in. Quest’ultimo «per il momento rimane escluso», come ha ricordato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al termine dei lavori del G20 di Chengdu, ma in prospettiva tutto dipende ovviamente da quanta strada riuscirà a percorrere il mercato:?e soprattutto in caso di mancata sospensione del burden sharing a carico degli investitori istituzionali, una mossa ex post del governo rischia di rivelarsi particolarmente complicata.
A leggere bene, intanto, la catena di indicazioni internazionali che leggono la situazione di Rocca Salimbeni come figlia di «circostanze eccezionali» che possono produrre «minacce serie» in termini di fiducia al mercato italiano comprende anche l’Esma, la “Consob europea”. La presa di posizione è scritta a chiare lettere nel via libera dell’Authority parigina al blocco delle vendite allo scoperto su Mps fino al 5 ottobre deciso dalla commissione italiana guidata da Giuseppe Vegas. La Consob ha motivato la scelta prima di tutto sulla base della richiesta di taglio drastico dei crediti deteriorati indirizzata a Siena dalla Banca centrale europea; e l’Esma, dal canto suo, ha riconosciuto che la mossa di Francoforte rappresenta un «evento avverso» in grado di rappresentare «una seria minaccia alla fiducia nel mercato italiano», e rientra fra le «circostanze eccezionali» che in base alla disciplina Ue sulle vendite allo scoperto (articolo 26, comma 3 del regolamento Ue 236/2012) permettono agli organismi nazionali di notificare la decisione meno di 24 ore prima della sua entrata in vigore. Anzi, secondo l’Esma un contesto di questo tipo avrebbe potuto spingere la Consob anche a estendere il blocco anche nel campo dei derivati.
Il documento mostra tutta la sua importanza se lo si legge insieme alle altre indicazioni arrivate nello stesso senso. Oltre che dall’Esma, le «circostanze eccezionali» sono state evocate proprio dal presidente della Bce Mario Draghi, quando giovedì scorso ha spiegato che in questi casi l’intervento pubblico può rivelarsi «molto utile» e che «le regole Ue contengono tutta la flessibilità necessaria». In questa lettura, il presidente della Bce è fedele fino alla lettera alla premessa di fondo della comunicazione della commissione 2013 della Ue sul settore bancario, che apre alle sospensioni delle regole sugli aiuti di Stato quando intervengono, ancora una volta, «circostanze eccezionali» rappresentate dal rischio di contagiare «la stabilità finanziaria nel suo insieme» (esattamente lo stesso concetto del documento Esma). L’ultimo anello della catena è allora rappresentato dalla direttiva Ue del 2014, in base alla quale il bail in può «escludere, integralmente o parzialmente, alcune passività per evitare di provocare un ampio contagio» (articolo 44, comma 3, lettera c della direttiva 2014/59/Ue).
Un contesto di questo tipo, come ha ricordato lo stesso presidente della Bce, scatta «se il mercato degli Npl non funziona», e si spiegano così le ragioni per cui il primo movimento dell’azione di salvataggio di Mps si gioca tutto nell’ottica del “mercato”, con la raccolta di fondi per gli Npl e una possibile squadra di investitori per l’aumento di capitale. È il secondo movimento, necessario se il primo non basta ad arrivare al traguardo, a prevedere un eventuale intervento pubblico da concordare con Bruxelles. I tempi, però, cominciano a stringersi davvero.

Gianni Trovati

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