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Il governo accelera sul nuovo deficit da 18-20 miliardi

Le acque agitate fra la battaglia delle autostrade e le incognite sul Mes non hanno fermato il dossier sul nuovo deficit da un punto abbondante di Pil per finanziare la manovra d’estate. Dossier che anzi accelera con l’obiettivo di arrivare in consiglio dei ministri fra venerdì e l’inizio della settimana prossima.

A fare la prima ipotesi è stato ieri il viceministro dell’Economia Antonio Misiani. Il passaggio in consiglio dei ministri, ha spiegato in mattinata a un convegno dell’agenzia del Demanio sulle nuove strategie di valorizzazione del patrimonio pubblico, potrebbe arrivare già venerdì «per andare in Parlamento la settimana prossima con la richiesta di nuove risorse».

Un calendario del genere suona ambizioso, perché imporrebbe il terzo consiglio dei ministri in pochi giorni entro la prima mattina di venerdì; nell’immediata vigilia del Consiglio Europeo in cui il presidente del consiglio Conte è atteso a una complicata prova negoziale sul Recovery Fund. Arrivarci accompagnato da una nuova richiesta di disavanzo “sovrano”, e subito dopo un passaggio parlamentare reso acrobatico dalla volontà di evitare aperture esplicite al Mes, potrebbe non aiutarlo. Senza contare che la definizione puntuale del deficit aggiuntivo avrebbe probabilmente bisogno di un vertice di maggioranza, depositata almeno per un po’ la polvere del caso Autostrade.

Ma i tempi per costruire le basi della manovra estiva rimangono comunque stretti. Perché il decreto va approvato entro la prima metà di agosto, e l’esperienza insegna che fra audizioni e voto la richiesta di scostamento ha bisogno di più giorni in Parlamento. Il ritmo è dettato dall’esigenza di mettere in sicurezza la cassa integrazione; in attesa della riforma degli ammortizzatori sociali, su cui le discussioni sono appena state avviate, e dei fondi del Sure ancora impegnati nelle prime tappe dell’iter. Fondi che peraltro avranno bisogno di altro deficit, essendo prestiti al pari di quelli del Mes. Il contatore del disavanzo, insomma, è in pieno movimento, mentre si affaccia una revisione al ribasso di qualche decimale del -8% di Pil calcolato ad aprile nel Def: e il nuovo scostamento potrebbe essere l’occasione per indicare la nuova stima ufficiale sulla caduta del Pil 2020.

Proprio l’esigenza di rimettere ulteriormente mano in prospettiva ai conti del deficit per ottenere i prestiti Ue già disponibili quest’anno condiziona il nuovo scostamento, che nei calcoli del Mef non dovrebbe superare di molto il punto di Pil attestandosi fra 18 e 20 miliardi; anche se come nelle occasioni precedenti non mancano le spinte nella maggioranza a salire di più. Perché in lista d’attesa ci sono le Regioni (si vota per sette presidenti a settembre), i Comuni, che in questi giorni attendono i 2,1 miliardi del fondo del Dl 34 (stasera è atteso l’accordo con il governo sui criteri di distribuzione) ma puntano a ottenere altri 1,5-2 miliardi dal nuovo decreto, e i settori più colpiti dalla crisi, dall’automobile al turismo, che chiedono aiuti immediati visti i tempi lunghi delle misure che potranno essere finanziate dai fondi Ue.

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