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Governo a caccia di 5 miliardi per superare l’Imu e stoppare l’Iva

ROMA — La sortita di sabato sera del ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, che ha annunciato dagli schermi del Tg1 l’azzeramento in autunno dell’Imu sulla prima casa e il blocco dell’aumento Iva, è stata accolta con freddezza nella maggioranza. Una dichiarazione più vicina alla linea del Pdl che a quella del Pd tanto che gli uomini del centrodestra non hanno perso l’occasione per allinearsi: «Avanti tutta su Imu e Iva», ha annunciato il capogruppo del Pdl Brunetta che ha anche reiterato la proposta di coprire le misure con l’Iva che lo Stato incasserà di più con l’accelerazione dei pagamenti dei debiti alle imprese. «Anche Zanonato ha capito che l’Imu sulla prima casa va cancellata e che l’Iva non può aumentare», ha ironizzato Gasparri.
Ma l’opzione dell’abolizione completa non è data per scontata a Palazzo Chigi da dove i collaboratori del premier, Enrico Letta, sottolineano come l’obiettivo resti quello del «superamento» della forma attuale della tassa, espressione che lascia aperte un po’ tutte le ipotesi da sondare entro la fine di agosto. Più determinazione c’è invece negli ambienti governativi sull’Iva, anche perché la nota diffusa giovedì dalla cabina di regia indica chiaramente la volontà dell’esecutivo di individuare «coperture» per la sterilizzazione del rincaro. Anche in questo caso entro il 31 agosto.
Il rebus Iva-Imu potrà trovare qualche prima indicazione oggi, quando al ministero del Tesoro si terrà un vertice tra i rappresentanti dei partiti della maggioranza e il governo per una ricognizione su misure da prendere per sciogliere il nodo fiscale e per individuare le relative coperture. E’ proprio quello delle risorse in realtà il tema principale perché un intervento di azzeramento costa 4 miliardi per quest’anno che con lo stop al rincaro Iva arrivano a cinque. Dove trovarli? Il rilancio della spending review, avviato in Parlamento, e i propositi di Saccomanni sulla valorizzazione degli asset pubblici, potrebbero fornire benzina. Ma sul tavolo ci sono anche i due temi portati da Letta nella recente intervista a Ballarò: il risparmio per la spesa per interessi e il maggior gettito dovuto all’Iva dei pagamenti della pubblica amministrazione. Se tuttavia si sceglierà la strada del «superamento», ovvero della sintesi tra le due tesi contrapposte, una delle opzioni che viene maggiormente sponsorizzata nelle ultime ore, almeno tra i ranghi del Pd, è quella tax service che ingloberebbe Imu, Tares e potrebbe assorbire anche l’addizionale comunale Irpef. Naturalmente l’intervento non potrebbe che essere in tappe successive, data la complessità della materia: la nuova base imponibile sarebbe composta infatti da un mix di rendita catastale, componenti nucleo familiare e metri quadrati. L’altra soluzione è quella dell’innalzamento delle detrazioni da 200 a 600 euro in modo da esentare l’85% dei contribuenti: costa 3,2 miliardi ed è ben vista da Fassina e Brunetta. La terza ipotesi, emersa nel dibattito in Commissione Finanze del Senato, è quella di esentare chi ha un reddito Isee inferiore ai 15 mila euro: in questo modo non pagherebbe il 75% dei contribuenti (costo 2,8 miliardi). Infine, come ha detto il ministro Delrio, allargare il criterio delle case di pregio (quelle che continueranno a pagare) estendendolo ad altre tipologie esentate al momento del rinvio di giugno.
Intanto, potrebbe arrivare a breve, forse prima dell’estate, un decreto congiunto dei ministeri dell’Economia e dello Sviluppo, per favorire la diffusione della moneta elettronica come arma contro l’evasione fiscale. Le misure mirerebbero a ridurre le commissioni per l’utilizzo delle carte di credito, soprattutto per i pagamenti particolarmente bassi, e ad incentivare la diffusione dei pos anche tra i commercianti.

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