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Governance Mediobanca, patto leggero

Mediobanca apre il cantiere della governance: ieri si è tenuta la prima riunione informale fra amministratori e top management. I lavori proseguiranno fino a settembre quando il board definirà le modifiche statutarie da proporre all’assemblea di fine ottobre. In linea di massima, per quanto al momento sul tavolo, l’orientamento sarebbe di limitare il consiglio a 15 componenti, con i manager che potrebbero diminuire da cinque a tre, e aumentare il peso delle minoranze. 
E sempre ieri, al termine della riunione, una fonte definita vicina ai soci ha riferito alle agenzie che ci sarebbe un’ipotesi di scioglimento per il patto di sindacato, che scade a fine anno, e che vincola il 31,44% del capitale dell’istituto. Unicredit, maggior partecipante all’accordo con l’8,6%, ha però dichiarato che per quanto riguarda la banca guidata da Federico Ghizzoni, «non si è mai ipotizzato finora alcuno scioglimento del patto e tanto meno ci sono state discussioni in tal senso». Sulla stessa linea Tarak Ben Ammar, consigliere di Piazzetta Cuccia vicino a Vincent Bolloré (secondo socio con il 7,5% aumentabile all’8% ): «Scioglimento? Non mi risulta assolutamente, non ne ho mai sentito parlare». Infine Ennio Doris, che attraverso Mediolanum è terzo socio del patto con il 3,38%, ribadisce che «l’investimento» nella banca d’affari «è strategico».
Per quanto riguarda il governo societario, da adeguare secondo le ultime disposizioni di Banca d’Italia, ieri Maurizia Comneno, vicepresidente di Piazzetta Cuccia, uscendo dalla riunione ha detto che «c’è un clima assolutamente collaborativo: il nuovo statuto sarà pronto in tempo per l’assemblea di ottobre». Le nuove regole saranno comunque adottate al rinnovo del consiglio, previsto per il 2017, in linea con la tempistica della vigilanza.
Ieri hanno dato il via ai lavori il presidente Renato Pagliaro e l’amministratore delegato Alberto Nagel, illustrando i risultati di un’analisi sulle best practice e sulle considerazioni degli investitori istituzionali. Ci sarebbe accordo sulla riduzione del numero massimo dei consiglieri a 15 (dagli attuali 18) e sull’aumento da uno a due dei rappresentanti delle minoranze. Si è parlato anche dell’opportunità o meno di mantenere il comitato esecutivo, ma il punto sarà ripreso anche in attesa di ulteriori chiarimenti da parte della vigilanza.
Non si è invece fatto cenno al patto di sindacato. Dossier che non risulta sul tavolo di alcun socio di rilievo di Piazzetta Cuccia. Sempre secondo la fonte ripresa dalle agenzie le ipotesi di scioglimento potrebbero «nascere dalla volontà di liberare le proprie quote manifestata da alcuni degli azionisti industriali italiani». Ciò potrebbe però determinare anche solo un ulteriore alleggerimento della quota vincolata, già scesa a fine 2013 dal 42% al 31%. E un patto ancora più light è possibile visto che la quota per il rinnovo automatico dell’accordo è stata portata al 25% del capitale. I tempi per riflettere sul tema sono comunque lunghi: le eventuali disdette andranno comunicate dopo l’estate, entro fine settembre.

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