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Governance La buona gestione fa bene anche alle performance

Se si considerano le prime cinque società italiane dell’indice Ftse Mib con il miglior sistema di governance e le prime cinque in termini di ritorno per gli azionisti si può constatare che i due gruppi coincidono quasi alla perfezione. Delle cinque società più redditizie ben quattro sono anche quelle dotate di un sistema di governance di eccellenza». Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House — Ambrosetti, il think tank che ha celebrato la decima edizione dell’Osservatorio sull’eccellenza dei sistemi di governo in Italia, mette in luce il valore di concretezza delle analisi condotte sui sistemi di governo dell’impresa. «Non a caso la qualità della governance societaria rientra fra i primi tre elementi che vengono considerati dagli investitori istituzionali nel momento in cui fanno le loro scelte di portafoglio», aggiunge. 
Lo strumento
Il criterio utilizzato per realizzare i confronti tra la qualità della governance delle diverse società quotate — l’EG Index (indice di eccellenza della governance) — è stato sviluppato a partire dal 2010 dall’Osservatorio The European House – Ambrosetti. La ricerca elaborata nel 2014 fa riferimento ai dati di bilancio comunicati l’anno precedente ed esclude le banche popolari i cui criteri di governance non sono assimilabili a quelli della generalità delle altre imprese dell’Ftse Mib. Di conseguenza l’EG Index 2014 prende in esame un totale di 34 società, 9 delle quali hanno rinnovato il proprio Cda e 11 hanno realizzato sostituzioni nei consiglieri o in alcune figure apicali. «Le cinque aree-chiave dell’EG Index su cui viene compiuta l’indagine riguardano la struttura e rappresentanza dell’azionariato, la composizione del Consiglio di amministrazione, il funzionamento del Cda, i meccanismi di remunerazione e incentivazione e il sistema dei controlli e di gestione dei rischi», sintetizza De Molli.
I risultati dell’analisi 2014 sono giudicati incoraggianti dai ricercatori. Nel confronto con i dati a cinque anni, infatti, risulta che tutte le società presenti nell’Ftse Mib hanno migliorato i propri sistemi di governance (tranne una) e che nello stesso periodo sono migliorate tutte le aree di analisi dell’EG Index.
Le società che hanno conquistato il miglior punteggio in termini di eccellenza della governance sono state Enel Green Power (7,28), Pirelli & C. (7,14) e Snam (7,08), contro una media dell’EG Index 2014 di 6,20 per il settore industriale. Nel segmento finanziario, che per le sue caratteristiche specifiche viene considerato a parte, i vincitori sono Assicurazioni Generali (7,34), Intesa Sanpaolo (7,18) e Unicredit (7,02), contro un punteggio medio del comparto di 6,43.
Nuove sfide
«I risultati del 2014 mettono in luce miglioramenti sostanziali in aree come la presenza nell’azionariato degli investitori istituzionali, il cui peso è passato dal 9,7% del 2010 al 17,2% del 2014; oppure nella riduzione del peso dell’azionista di controllo sceso in cinque anni dal 48,2% al 39%», sottolinea De Molli.
Le società italiane appaiono in altri termini più aperte al mercato e maggiormente contendibili, il che ne accresce l’efficenza e la capacità di creare valore per gli azionisti.
«Tuttavia, nonostante questi cambiamenti in positivo l’apertura delle imprese italiane è ancora notevolmente inferiore rispetto, per esempio, alle imprese di Francia e Germania», avverte De Molli. Spazi notevoli di miglioramento si riscontrano nell’area dell’apertura internazionale (consiglieri di nazionalità estera o che hanno avuto esperienze professionali in ruoli chiave all’estero per almeno due anni), l’unico parametro di valutazione dell’eccellenza della governance che è rimasto sostanzialmente immutato nell’arco dei cinque anni.
Anche il parametro dei meccanismi di remunerazione e incentivazione del management rimane, a giudizio di De Molli, largamente migliorabile. «Manca ancora una sufficiente trasparenza nella politica retributiva e una più chiara distinzione tra incentivi di breve e di lungo termine. Senza contare che la correlazione tra retribuzione complessiva del management e risultati aziendali è di appena il 9%. É invece necessario che si creino meccanismi in grado di legare in modo molto più diretto la retribuzione del management con i risultati economici aziendali», conclude De Molli.
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