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«Governance europea sulle riforme»

L’area euro deve iniziare un nuovo processo di convergenza, questa volta sulle riforme strutturali, per assicurare che tutti i Paesi traggano vantaggio dalla moneta unica. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha lanciato la sua proposta ieri sera in una lettura in ricordo di Tommaso Padoa-Schioppa, che della Bce fu membro del primo consiglio esecutivo dopo la fondazione e che, come ha ricordato Draghi, è stato uno degli artefici della creazione dell’euro.
La governance delle riforme strutturali, ha detto Draghi, merita altrettanta attenzione del rispetto delle regole di bilancio e va condotta a livello europeo. È il momento di spostare la discussione dal “se” fare le riforme, al “come” farle. Il passaggio al livello europeo si giustifica, secondo il banchiere centrale, perché il risultato di queste riforme – un alto livello di produttività e competitività – non è semplicemente nell’interesse di un Paese, ma di quello dell’Unione nel suo complesso. Nell’area dell’euro, c’è quindi una buona ragione per fissare delle regole comuni. Se la mancanza di riforme può minacciare la coesione dell’unione monetaria, il ritorno della fiducia mostra come interventi strutturali decisi possano rafforzarla.
Draghi è partito dal ricordo di Padoa-Schioppa (promosso dal consiglio dell’Ifrs, l’organismo per gli standard contabili internazionali, di cui l’ex ministro e banchiere centrale italiano faceva parte), secondo cui gli interessi delle persone non possono essere salvaguardati semplicemente dalle autorità nazionali e richiedono la creazione di istituzioni sovranazionali. «Il nostro futuro è in una maggior integrazione, non nella rinazionalizzazione delle economie», ha affermato il capo della Bce, il quale ha ripercorso il cammino dal mercato unico, all’euro, al governo delle regole fiscali, alla correzione degli squilibri macroeconomici, all’unione bancaria. Allo stesso modo, la governance comunitaria deve applicarsi anche alle riforme strutturali, ha sostenuto.
La ragion d’essere dell’euro dev’essere che i Paesi membri sono in una posizione migliore dentro l’unione monetaria che fuori. Le riforme strutturali, secondo Draghi, sono l’elemento cruciale per far sì che le imprese e gli individui possano trarre vantaggio della maggior apertura creata dalla legislazione comunitaria. È questa la ratio del mercato unico ed è per questo che la politica della concorrenza viene esercitata a livello dell’Unione. Nessuna impresa deve essere protetta dalla sua nazionalità. Al tempo stesso, non deve essere penalizzata dalla sua nazionalità: la Finlandia, ha ricordato, è al terzo posto nella classifica della competitività del World Economic Forum, la Grecia al 91°; l’Irlanda al 15° nel ranking della Banca mondiale sulla facilità di svolgere un’attività d’impresa, Malta al 103°.
Negli ultimi anni, ha osservato il presidente della Bce, abbiamo visto i rischi associati con la competitività insufficiente di alcuni Paesi, che ne ha accentuato la vulnerabilità. Ma abbiamo visto anche i miglioramenti derivanti dalle riforme: la Spagna ha realizzato una correzione di 11 punti di pil nella sua bilancia delle partite correnti, la Grecia di 16. «Questo è solo l’inizio – ha affermato – il giudizio finale dipenderà dalla nostra capacità di mostrare che la coesione produce anche crescita e posti di lavoro».
Il coinvolgimento dell’Unione nelle riforme strutturali, poi, può aiutare il compito delle autorità nazionali nel mettere in atto le riforme. Draghi cita l’esempio del Fondo monetario internazionale: la disciplina imposta da organismi sovranazionali rende più facile impostare la discussione sulle riforme a livello nazionale.
Nel suo discorso, Draghi ha anche ribadito che la Bce è attenta al pericolo di un’inflazione troppo bassa, in conseguenza dei prezzi energetici e alimentari e della forza dell’euro, oltre che della domanda debole e dell’alta disoccupazione. E ha ripetuto la determinazione a mantenere una politica monetaria di stimolo per un lungo periodo e, se necessario, adottare misure non convenzionali.

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