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Gopinath “L’Italia si rilancia se farà riforme strutturali per favorire la produttività”

«Mario Draghi ha la rara qualità di essere un pensatore profondo e al tempo stesso un uomo pragmatico, farà molto bene all’Italia». Gita Gopinath, capo economista dell’Fmi, scruta l’orizzonte del pianeta, dai vaccini alle diseguaglianze, e posa il suo sguardo sul nostro paese, in questa intervista con Repubblica.
Come immagina un mondo post Covid?
«Sebbene molte cose siano ancora incerte, mi aspetto che ci saranno cambiamenti duraturi nel modo in cui lavoriamo, viviamo, facciamo acquisti e viaggiamo. Probabilmente vedremo un modello di lavoro ibrido in cui le persone continueranno a lavorare da casa alcuni giorni della settimana e andranno a lavorare fisicamente gli altri giorni».
Quali effetti negativi della crisi Covid ci porteremo dietro per più anni?
«La storia suggerisce che le recessioni profonde spesso lasciano cicatrici di lunga durata, in particolare per la produttività.
Prevediamo che le perdite di produzione a medio termine dovute alla pandemia saranno significative, con la produzione mondiale nel 2024 inferiore di circa il 3% rispetto a quanto stimato prima della pandemia. Questa crisi potrebbe inoltre ampliare i divari negli standard di vita in tutto il mondo e invertire i progressi decennali nella riduzione della povertà».
Pensa che la globalizzazione sia morta o che sopravviverà?
«Stiamo tutti meglio in un mondo in cui i paesi commerciano tra loro.
Grazie alla collaborazione internazionale tra scienziati abbiamo più vaccini e abbiamo una soluzione a questa crisi sanitaria.
Spero che la globalizzazione sopravviva a questa crisi, ma i paesi dovranno collaborare per migliorare molti dei suoi aspetti, anche attraverso la riforma della tassazione internazionale».
Il vostro nuovo rapporto prevede una forte ripresa del Pil mondiale. Quali sono le ragioni di questa previsione?
«Dopo l’aggiornamento delle stime di gennaio, le prospettive del quarto trimestre 2020 sono migliorate più di quanto ci aspettassimo: il mondo entra nel 2021 su basi un po’ più forti, con un supporto fiscale aggiuntivo in particolare negli Stati Uniti e con progressi nell’introduzione del vaccino».
Gli Usa stanno vivendo uno slancio positivo con lo stimolo di Biden, l’Eurozona ha invece un ritmo più lento. Pensa che l’Europa dovrebbe fare di più?
«La posizione più espansiva negli Stati Uniti contribuisce indubbiamente al forte rimbalzo previsto quest’anno (con il Pil al 6,4%). Ma un ulteriore fattore alla base della divergenza sono i nuovi lockdown in Europa a seguito della terza ondata della pandemia. Anche il ritmo più lento delle vaccinazioni nell’area dell’euro giocherà un ruolo: gli Stati Uniti si aspettano di avere sieri sufficienti per vaccinare ogni adulto entro la fine di maggio, mentre l’Europa sembra essere in ritardo di almeno un paio di mesi rispetto a questo programma. In sintesi, ciò suggerisce un ritmo di normalizzazione più rapido negli Stati Uniti rispetto all’Europa».
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