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Google, uno scienziato nel motore

Il punto di partenza è la Knowledge Graph, la funzione di ricerca semantica che Google ha lanciato nel maggio scorso. Il punto di arrivo? Il miglioramento della comunicazione tra l’uomo e la macchina, a partire dal motore di ricerca (sempre più raffinato) di Mountain View.
Lavorare sui software per far sì che riescano ad interpretare il linguaggio umano è il compito di Ray Kurzweil. Da gennaio è uno degli impiegati del colosso, uno che — per citare l’espressione da lui usata durante in un’intervista al Wall Street Journal — «prende ogni giorno il bus di Google per andare al lavoro». Ma Kurzweil, classe 1948, è soprattutto uno dei luminari dell’intelligenza artificiale: informatico, inventore al limite del visionario. Uno che è balzato agli onori del pubblico a 17 anni, nel 1965, presentando in uno show tv americano il computer che aveva creato da solo per comporre musica. Ma anche uno che, tra il serio e il faceto, sostiene di credere nell’immortalità e si dice abbia previsto di farsi congelare per tornare in vita quando la tecnologia sarà pronta per la vita eterna.
L’intuizione
Forse a colpire Larry Page non sono state tanto le teorie sull’immortalità quanto quelle sul rapporto tra uomo e macchina. Il primo incontro tra Page e Kurzweil risale al luglio scorso: lo scienziato cerca investitori per un nuovo progetto, ottiene un appuntamento con il co-fondatore di Google che anziché aderire gli propone di entrare in azienda. Insieme al suo team di ricercatori, l’inventore sta ora lavorando sulle risorse del Knowledge Graph: l’obiettivo è rendere il motore di ricerca capace di leggere, ascoltare ma soprattutto capire la semantica umana, «creando un sistema competente in tutto ciò che ha letto e che sia anche capace di rendere questo suo sapere disponibile a tutti», sottolinea lui. Insomma, trasportando i modelli cognitivi dall’uomo alla macchina.
Per Kurzweil è il primo passo verso l’immortalità: la costruzione di una «nuvola» che possa mettere in relazione la porzione biologica del cervello con quella non biologica, regalando al cervello l’accesso continuo e illimitato a tutte le info possibili e immaginabili e portando le singole esperienze nel cyberspazio, a disposizione di tutti. Teorie strampalate? Solo perché nessuno le ha ancora trasformate in pratica, sostiene lui: «Le persone mi dicono: solo i ricchi potranno permettersi le tecnologie delle quali parli. E io rispondo: come i telefonini». In effetti, proprio i cellulari sembravano essere un prodotto da ricchi, ora sono diffusi in tutto il mondo e in tutti gli strati sociali.
I competitor
Per Google il lavoro di Kurzweil è l’ennesimo passo nell’evoluzione della ricerca sul web. Lanciato a fine anni ’90, il motore di ricerca di Mountain View aveva già rivoluzionato il settore: l’intuizione dei fondatori Larry Page e Sergey Brin era stata quella di creare le corrispondenze tra le ricerche e le parole chiave tramite modelli matematici. Knowledge Graph vuole andare ancora oltre: il nuovo algoritmo deve capire il significato della ricerca digitata dall’utente e per far questo deve «ragionare» come gli esseri umani. Inaugurato l’anno scorso, contiene già oltre 570 milioni di oggetti per oltre 18 miliardi tra informazioni e relazioni tra di loro. Anche la concorrenza, intanto, scalda i motori. Kurzweil dovrà vedersela con Watson, il computer Ibm che comprende il linguaggio umano: i tecnici del colosso ci lavorano dal 2007, ma per ora non è ancora sbarcato sul mercato (anche se, da poco, è accessibile agli studenti delle università statunitensi). Anche Microsoft sta affrontando la sfida dei nuovi motori di ricerca: Bing è in fase di potenziamento che non solo mette in rilievo informazioni aggiuntive ottenute con diversi criteri di ricerca ma aggrega anche i risultati in arrivo dai social.

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