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Google-Suggest condannato: può diffamare

di Alessandro Galimberti e Alessandro Longo

Il servizio "Suggest/Autocomplete" di Google, che aiuta i navigatori completando le strisce di ricerca, non è «neutro» e può concorrere alla diffamazione di persone, dando luogo a una responsabilità civilistica di natura extracontrattuale. Il Tribunale di Milano, confermando in sede di reclamo un provvedimento d'urgenza del 25 gennaio scorso, ha ingiunto al motore di ricerca di rimuovere l'associazione automatica di «truffatore» che su Google search accompagna il nome di un noto imprenditore finanziario, prevedendo inoltre una penale per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione dell'ordine.

Il giudice cautelare aveva ritenuto che l'aggettivo accanto al nome del finanziere sia in sé diffamatorio, anche se nessuno dei documenti proposti sulle videate dal servizio di Google search risultava poi avere un contenuto lesivo. Il corto circuito, spiegava Google nel ricorso, deriva dal fatto che l'algoritmo produce su basi puramente statistiche le richieste di ricerca dei navigatori, senza alcun intervento "valutativo": quindi in nessun caso l'host provider sarebbe mai venuto meno alla «neutralità» riconosciuta dalle (poche) leggi sull'argomento, né mai lo farebbe per evitare contestazioni di discriminazione.

Ma entrambi i giudici di merito hanno sconfessato la posizione del motore di ricerca. Secondo Google il servizio Suggest non «crea» associazioni terminologiche (per esempio: «Tizio truffatore») bensì le «rileva», quando invece secondo il tribunale il software «elabora», facendo così proprie le conclusioni offerte al pubblico. E quanto alla neutralità, Google – che è un host provider a tutti gli effetti – soggiace alle regole europeee e nazionali (direttiva 31/2000 e Dlgs 70/2003) che lo vincolano non a un controllo preventivo, ma successivo e a posteriori (e previa segnalazione dell'illecito) sui risultati dell'operatività del servizio Suggest.

La sentenza di Milano ha affinità e differenze con il caso Yahoo!, a cui il Tribunale di Roma aveva imposto di rimuovere link a pagine dove scaricare film illegalmente. A Yahoo! il giudice aveva chiesto una generica rimozione di link, possibile solo se il motore si mette a vigilare sulle pagine indicizzate; a Google è stato chiesto invece di intervenire solo su un preciso abbinamento. C'è però una tendenza di fondo nelle due vicende: i motori di ricerca sono chiamati a intervenire sulle proprie funzioni per tutelare alcune parti. In Europa non ancora sono obbligati a rimuovere elementi in base a una segnalazione ricevuta (negli Usa invece sì), ma solo su ordine di un giudice. È possibile però che la prossima versione della direttiva sul commercio elettronico introdurrà anche in Europa il "notice and take down" (rimozione dopo segnalazione), che già si applica agli hosting provider.

 

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