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Google si dà alla finanza e comincia dai conti correnti

Google diventerà anche una banca? Di certo il gigante della Silicon Valley, che domina in Occidente come motore di ricerca, si appresta a offrire conti correnti. Lo ha rivelato per primo ieri il Wall Street Journal . Il progetto bancario di Google, finora segreto, aveva un nome in codice che invitava alla discrezione: Cache, come nascondiglio, deposito segreto. Da ieri è alla luce del sole e si è saputo che l’azienda di Mountain View (California) non si avventura da sola nel nuovo mestiere. Ha come partner una banca tradizionale, Citigroup, ed una piccola azienda di credito della Stanford University, vicina al quartier generale di Alphabet (la casa madre di Google). Non è questa la prima invasione di campo di un attore dell’economia digitale nel settore del credito. Facebook ha lanciato una sua cripto-valuta, Libra. Apple ha una sua carta di credito, indipendentemente dal sistema di pagamento digitale via iPhone. E anche Amazon – che pure ha il suo portafoglio per pagamenti digitali – sarebbe in trattative con qualche banca per offrire conti correnti ai clienti del commercio online. Alcune di queste iniziative peraltro finora non hanno veramente raccolto successi: Libra continua ad essere marginale nonostante l’allarme creato fra i banchieri centrali; Apple ha litigato con il suo partner Goldman Sachs. Google sembra voler evitare le disavventure muovendosi con profilo basso, e mettendo in primo piano il ruolo delle sue banche partner.
Da un lato i Padroni della Rete americani sembrano finalmente decisi a recuperare un po’ del terreno perduto rispetto ai loro omologhi cinesi come Tencent, Alibaba, Baidu ed altri ancora. In fatto di pagamenti digitali tramite smartphone si stima che la Cina abbia raggiunto l’anno scorso un volume di transazioni che è il centuplo degli Stati Uniti. La rincorsa è cominciata, con Amazon Pay che ha 140 milioni di utenti e Google Pay che si avvicina ai 100 milioni. Però offrire conti correnti non è la stessa cosa che usare uno smartphone come una carta di credito. Il mestiere della gestione dei depositi non è particolarmente redditizio. Quel che attira Google ed altri, dunque, è la solita motivazione: la raccolta dati. Gestire conti correnti può non essere profittevole ma è un’altra porta aperta nella privacy degli utenti, un altro modo per sorvegliare le loro transazioni, il loro reddito e potere d’acquisto, il modo in cui spendono il denaro. Siamo cioè sul territorio classico dove Google e gli altri spadroneggiano da anni. Proprio per questo, però, l’invasione di campo nel mestiere bancario può suscitare nuovi allarmi ed eventualmente nuove iniziative antitrust. Pochi giorni fa aveva suscitato polemiche un’altra iniziativa di Google, l’alleanza con il gruppo sanitario Ascension che consentirebbe all’azienda della Silicon Valley di accedere ai dati personali e medici di 50 milioni di pazienti americani. L’attenzione ai rischi di concentrazioni oligopolistiche, abuso di potere dominante, e danno per i consumatori, un tempo era prevalente nell’Unione europea. In questa stagione politica però anche l’America sembra avere una sensibilità nuova. In particolare tra i candidati democratici alla nomination per l’elezione presidenziale abbondano le proposte di azioni antitrust o addirittura di smembramento dei colossi digitali. Il nuovo fronte rappresentato dall’invasione del mestiere bancario potrebbe attirare anche l’attenzione delle authority di vigilanza sul credito.

Federico Rampini

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