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Google, patto delle news con Murdoch

Sono anni che il giornalismo lamenta la mancanza di introiti economici sulle piattaforme digitali. Sono mesi — esattamente dallo scorso primo ottobre — che Google ha proposto una soluzione. Un progetto su cui ha investito un miliardo di dollari e a cui hanno già aderito oltre 500 editori. Se n’è aggiunto un altro, Rupert Murdoch, e fa la differenza. L’accordo porterà le decine di testate appartenenti al suo gruppo News Corp — dal Wall Street Journal al New York Post, dal The Sun al The Times — a ricevere da Google «significativi pagamenti» per l’inserimento di articoli e approfondimenti all’interno di News Showcase, il cuore del progetto di Mountain View.

Si tratta di una sorta di edicola digitale, una vetrina per il giornalismo di qualità in cui gli editori potranno dare valore, anche economico, ai loro contenuti online. Nella pratica si traduce in una serie di pannelli, contenenti gli articoli personalizzabili dalle stesse testate con contenuti multimediali e link, che appariranno inizialmente sull’app Google News poi su Discover e Search, le sezioni del motore di ricerca di Big G.

Sul piatto, per Murdoch, c’è molto di più. La partnership include anche lo sviluppo di una piattaforma di abbonamento, la condivisione delle entrate pubblicitarie e l’investimento nel giornalismo audio e video. Coinvolta dunque YouTube. Soddisfatto il ceo di News Corp Robert Thomson, che aggiunge: «Per molti anni siamo stati accusati di lottare contro i mulini a vento della tecnologia, ma quella che era una campagna solitaria, una ricerca donchisciottesca, è diventata un movimento, e sia il giornalismo che la società risulteranno migliorati».

L’accordo siglato con Rupert Murdoch è un successo per Google, che può dunque mettere l’acceleratore sul suo News Showcase. Ben avviato in Paesi come Germania e Inghilterra, prosegue le trattative in tutto il mondo — Italia compresa, la discussione è in atto con diversi editori — consapevole di poter contare sulla partecipazione di tanti protagonisti del giornalismo. In Francia a novembre ha raggiunto un accordo con sei testate. E ora l’Australia, con decine di giornali appartenenti al gruppo di Murdoch che entreranno a far parte dell’ambizioso progetto.

Un Paese dove il dibattito sulla gestione di contenuti giornalistici sulle piattaforme digitali è più acceso che mai. È in fase di approvazione una legge che vuole portare distributori come Google e Facebook a pagare gli editori per la condivisione delle news. Si vuole dunque dare un prezzo a ogni link facente riferimento a una notizia che compare sulle piattaforme. Una legge che non piace soprattutto a Facebook che ha deciso di oscurare ai cittadini australiani le notizie sul social. «Contrariamente a quanto alcuni hanno suggerito — ha commentato Campbell Brown, vice presidente della società per le partnership globali di notizie — Facebook non ruba i contenuti delle notizie. Gli editori scelgono di condividere le loro storie su Facebook». La legge non piace nemmeno a Google — sintetizza un portavoce di Mountain View — «i link sono gli elementi costitutivi del web libero e aperto» — che però ha una soluzione costruttiva. E, seguendo l’ambizione di diventare un punto di riferimento dell’informazione online, lavora per spiegare che esiste una via alternativa che possa unire gli interessi di piattaforme, mondo dell’editoria e utenti.

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