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Google, l’Europarlamento vota per lo “spezzatino” in rotta con la Commissione

Lo hanno definito “simbolico”, perché non ha effetti vincolanti. Ma l’aggettivo sminuisce l’importanza di quanto accaduto ieri nell’aula dell’Europarlamento. Con un voto a larga maggioranza (384 a favore, 174 contrari e 56 astenuti), l’assemblea di Strasburgo ha mandato un segnale politico alla Commissione del neo presidente Jean-Claude Juncker, Approvando la “risoluzione per la difesa dei diritti dei consumatori nel mercato digitale”, ha di fatto invitato Bruxelles ha prendere provvedimenti che potrebbero portare allo “spezzatino” di Google: «La commissione metta in campo proposte per separare i motori di ricerca dagli altri servizi commerciali ». Non si tratta solo di un invito affinché i motori di ricerca non abusino di posizioni dominanti. Come nel caso di Google, che arriva a coprire fino al 90 per cento del mercato, penalizzando nelle ricerche specializzate i risultati provenienti dai servizi concorrenti. L’Europarlamento ha voluto enfatizzare – perché non si ripeta – quanto accaduto con la precedente Commissione Barroso, con il commissario alla Concorrenza Joquin Almunia che ha tenuto il dossier Google senza prendere provvedimenti stringenti, ma avanzando richieste alla multinazionale definite dagli addetti troppo blande.
Sulla carta, il gigante americano è già sotto inchiesta da parte della Ue. Le denuncie sottolineano come Google indirizzi i risultati delle sue ricerche in modo da dare più risalto a prodotti o servizi che pagano per aveva visibilità o che in qualche modo siano riconducibili alla stessa società. L’Antitrust Ue per tre per volte ha invitato Google a trovare soluzioni efficaci. L’ultima nel febbraio scorso – ritenuta anche favorevole dagli uffici di Almunia quando la società americana aveva promesso di visualizzare, con pari rilevanza prodotti e servizi dei concorrenti così come i suoi. Ma l’adeguamento non c’è stato. Il dossier è ora nelle mani del nuovo commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager la quale ha fatto già sapere due cose: che avrà bisogno di tempo e che vuole restare nei limiti delle questioni che riguardano al concorrenza ». Lo scontro tra Europarlamento e Commissione Ue è più evidente nelle parole di Gunther Oettinger, commissario all’Economia digitale: lo spezzatino per lui «non è la soluzione migliore».
Il caso è seguito da tutto il mondo dei media, per le sue implicazioni. Sull’argomento ha parlato Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale L’Espresso: «Ritengo che le misure indicate al presidente Juncker possano servire a ristabilire condizioni competitive all’interno del mercato digitale europeo, messe a rischio dalla trasformazione dei motori di ricerca nelle porte d’ingresso principali della rete, con la conseguente straordinaria raccolta di dati personali degli utenti che vengono poi usati per creare vantaggi economici altrimenti non possibili».
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