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Google, l’Europa pronta alle sanzioni

La vicenda fa tornare indietro, come in un flashback cinematografico, al 2004. Anno in cui Mario Monti, allora commissario europeo al suo secondo mandato, annunciò una multa a Microsoft per 497 milioni di euro. «La ragione principale per cui non accettammo un compromesso – ricostruì anni dopo Monti – è che ritenevamo importante stabilire una certezza giuridica su cosa vuole dire abuso di posizione dominante nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione». Allora il gigante tecnologico fondato da Bill Gates dovette sborsare alla fine una somma di 1,7 miliardi di euro. 
Undici anni dopo, per le stesse identiche motivazioni, nel mirino dell’Europa finisce Google: sotto accusa per abuso di posizione dominante nell’ambito di un’indagine che, per la precisione, va avanti dal 2010 tra polemiche e battute d’arresto. Il motore di ricerca creato da Larry Page e Sergey Brin ha quasi il 90% di quota di mercato sul Vecchio continente contro il 68% negli Stati Uniti. E adopera, secondo l’accusa di Bruxelles, diverse pratiche a danno degli altri competitor. Ma dopo un tiro e molla sugli accorgimenti da adottare da parte di Big G, ora Mountain View rischierebbe un irrigidimento da parte dell’autorità europea. Pronta, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal , a un’azione contro il motore di ricerca. Azione che potrebbe essere avviata già nelle prossime settimane spianando la strada ad accuse formali e ad eventuali sanzioni: la possibile maximulta europea potrebbe arrivare infatti fino al 10% del fatturato annuo di Google. E il big tecnologico guidato da Larry Page ha archiviato il 2014 con un giro d’affari pari a 66 miliardi di dollari.
Sarà possibile raggiungere un’intesa? Per ora le parti non si sbilanciano: Mountain View non commenta, la Commissione europea fa altrettanto precisando che «l’indagine è in corso». Ma dietro l’accelerazione dell’Antitrust potrebbe esserci la mano di Margrethe Vestager, nuova commissaria alla Concorrenza e battagliera politica danese della sinistra radicale che avrebbe chiesto ad alcune società che hanno presentato esposti in forma confidenziale contro Google, di potere rendere pubbliche quelle dichiarazioni. I patteggiamenti, ha detto la commissaria in passato «non dovrebbero essere un’abitudine» e non dovrebbero essere ricercati «a tutti i costi». Chissà se, come per alcuni film, il riferimento a fatti o persone era puramente casuale .

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