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Google lancia i primi smartphone. Parte la sfida a Samsung e Apple

L’accusa è infamante: volere uccidere, nell’industria del sistemi operativi per smartphone, la Mano invisibile di Adam Smith, quella figura intramontabile con cui l’economista scozzese nel 1700 difendeva la capacità del libero mercato di produrre ricchezza e distribuirla. L’accusa non sarebbe nemmeno nuova se non fosse che l’ennesimo richiamo dell’Antitrust Ue arriva proprio ora che Google ritenta l’avventura che non gli era mai riuscita: quella di conquistare il mercato con un proprio smartphone di fascia alta che possa fare concorrenza a Samsung ed Apple, dopo avere fallito anni fa con l’acquisizione di Motorola e non avere mai sfondato con il Nexus, il telefono più amato dai nerd.

Il lancio è atteso oggi da San Francisco.

Secondo l’Antitrust europeo a volere bloccare la proliferazione della concorrenza è Android, il sistema operativo Google, per smartphone, più diffuso al mondo. Per difendersi la società americana ha ora tempo fino alla fine di ottobre. E siamo al quarto rinvio.

Il problema è che Android pre-installa sia Google Search che Google Chrome, il browser della società americana fondata da Larry Page e Sergey Brin. Il caso ricorda molto da vicino il processo a Bill Gates di molti anni fa. Siamo nell’aprile del 1994, quando nasce Netscape, il primo browser di massa della storia di Internet. Lo spot è «The web is for everyone», la Rete è per tutti. Ma la Microsoft non la pensa così. La versione 1.0 di Internet Explorer arriva un anno dopo, con Windows 95 scatenando ciò che passa alla storia come la «guerra dei browser».

Nel ‘98 Netscape è sostanzialmente finita anche se la società verrà poi acquisita da Aol e i suoi ingegneri inizieranno l’avventura di Mozilla.

Ricordare quel processo per abuso di posizione dominante — che peraltro diede vita al Gates filantropo — serve oggi per relativizzare le accuse degli Stati Uniti che vedono nelle mosse dell’Unione europea una manovra contro la Silicon Valley. Certo, il clima diplomatico non è dei più tranquilli, tanto che le richieste americane contro Deutsche Bank sono messe in relazione diretta con la richiesta sempre dell’Antitrust Ue alla Apple per i 13 miliardi non pagati in Irlanda.

Accanto al caso Android procede anche il dossier, sempre contro Google, per gli intrecci tra risultati delle ricerche sul motore di ricerca e lo shopping. In particolare Google era stata accusata già in passato di favorire i propri servizi a svantaggio degli altri competitor (per paradosso storico tra i primi accusatori di Google c’è una società collegata a Microsoft).

Su questo fronte le risposte dovrebbero giungere entro il 26 ottobre.

Google potrà essere multata fino a un massimo di 7,4 miliardi (o il 10% del fatturato globale) se risulterà colpevole di essere venuta meno alle regole europee sulla concorrenza.

Sempre ieri è emerso che Google avrebbe dato mandato a Lazard per preparare un’offerta su Twitter.

Massimo Sideri

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