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Google, diritto all’oblio Ma in forma minore

Se non il link, almeno via lo snippet. Se un collegamento di Google non può essere rimosso, perché riguarda un fatto recente e di interesse pubblico, si può, però, intervenire sul riassunto automatico a corredo del risultato della ricerca e chiederne l’eliminazione. Il garante della privacy applica per la prima volta un diritto all’oblio in forma minore con il provvedimento n. 618 del 18 dicembre 2014, reso noto solo ora con la newsletter del garante n. 400 del 31 marzo 2015. La questione è quella della cancellazione dei risultati delle ricerche effettuate sui motori generali di ricerca, che gli interessati hanno diritto di ottenere come riconosciuto dalla sentenza della Corte di giustizia Ue del 13 maggio 2014 resa nella causa C 131/12.

La sentenza non riconosce il diritto all’oblio in senso assoluto, in quanto il diritto del singolo a oscurare il dato deve essere bilanciato con il diritto della collettività a essere informata: la privacy non deve essere una scusa per la censura.

In questo quadro il garante della privacy italiano è stato chiamato a una innovativa pronuncia in un caso di pubblico interesse, riguardante un’importante indagine giudiziaria che ha coinvolto un consistente numero di persone.

Il garante ha respinto la richiesta di cancellazione, in quanto prevale il diritto di cronaca. Certo la persona interessata, nel caso ritenga non veritiere le notizie che la riguardano, può sempre comunque chiedere all’editore l’aggiornamento, la rettificazione e l’integrazione dei dati contenuti nell’articolo.

Altro aspetto del problema è, però, lo snippet e cioè le sintesi automatiche generate da Google e poste a corredo dei risultati di ricerca, che non sempre rispecchiano la notizia.

A questo proposito il garante ha stabilito che se il sunto risulta fuorviante, in quanto non in linea con la narrazione dei fatti riportati nell’articolo, allora se ne può chiedere l’eliminazione. E così ha fatto Google nel caso concreto.

VIDEOSORVEGLIANZA

Con altra pronuncia il garante ha autorizzato una multinazionale farmaceutica a conservare fino a sessanta giorni le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza presso uno dei suoi stabilimenti di produzione nel caso in cui si riscontrino anomalie durante una particolare fase di riempimento in ambiente asettico dei flaconi utilizzati nella produzione di sostanze iniettabili (provvedimento n.142 del 12 marzo 2015).

CONTROLLO MONETE

Il Garante per la privacy ha dato il suo ok allo schema di decreto del ministero dell’economia e delle finanze che disciplina il controllo dell’autenticità delle monete in euro e la loro idoneità alla circolazione.

Il decreto attribuisce a istituti di credito, cambiavalute, portavalori il compito di verificare l’integrità e lo stato di conservazione delle monete allo scopo di individuare quelle false e quelle non idonee alla circolazione. I gestori, inoltre, devono ritirare gli euro sospetti o deteriorati e inviarli all’autorità competente, il Cnac (Centro nazionale di analisi delle monete), istituita presso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

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