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Google deve garantire l’«oblio»

Rimuovere automaticamente dal motore di ricerca tutte le foto riguardanti un festino privato.
Il Tribunal de Grande Istance di Parigi – giurisdizione che si occupa principalmente dei diritti della persona – entra nel dibattito sull’equilibrio tra libertà di informazione e privacy nel web con una decisione, ufficializzata mercoledì, che definire dirompente non è eccessivo.
Il caso è quello, famosissimo, dell’ex presidente della Formula 1, Max Mosley, immortalato cinque anni fa nel corso di incontri sadomasochistici filmati con mircocamere nascoste. L'”inchiesta” sotto copertura era stata condotta dal magazine News of the world del gruppo Murdoch, chiuso peraltro tre anni più tardi per lo scandalo delle intercettazioni telefoniche abusive a danni di vip e di ignari protagonisti della cronaca.
La questione posta da Mosley alla corte francese è davvero di principio. L’ex patron del circo automobilistico chiede infatti che Google, in quanto motore di ricerca e in qualità di fornitore di servizi in rete, intervenga a far sparire dalla lista delle ricerche automatiche (o presunte tali) le nove immagini privatissime costategli per certi versi la reputazione, e che altre corti londinesi e francesi avevano già tacciato di «violazione di privacy».
E il tribunale parigino, al contrario di decine di precedenti europei e soprattutto italiani, ha dato ragione a Mosley, ordinando a Google di far cadere nell’oblio della rete, letteralmente, il privatissimo festino con donne abbigliate a tema.
Google ha subito annunciato che appellerà la sentenza, anche perché «è destinata a creare preoccupazioni ai sostenitori della libertà di Internet», ha dichiarato Daphne Keller, uno degli avvocati del colosso di Mountain View. Una sentenza tra l’altro difficile da eseguire, sempre stando a fonti interne della compagnia, in quanto non è limitata a Google France ma che dovrà essere applicata da tutte la ramificazioni mondiali del gruppo.
Anche se limita il filtraggio automatico ai prossimi cinque anni – e fissa in 1 euro simbolico il risarcimento per l’ex patron della Formula 1 – la decisione del giudice Marie Mongin appare importante perché supera l’interpretazione restrittiva – e finora dominante – del principio della neutralità dei fornitori di servizi di rete contenuta nella direttiva europea sul commercio elettronico (2000/31/CE ,articolo 15: «Nella prestazione dei servizi (…) gli Stati membri non impongono ai prestatori un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmettono o memorizzano né un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite»).
È fin troppo chiaro che la prescrizione del giudice francese «impone» invece proprio a Google un «obbligo generale di sorveglianza» per quanto limitato al caso specifico delle foto clandestine di Mr.Mosley.
In Italia la giurisprudenza finora non si è mai spostata dai binari della direttiva Ue, recepita con il Dlgs 70/2003. L’ultima sentenza sul tema è dello scorso ottobre, quando il tribunale di Milano (Rg 44529/13), ha statuito che il sito di aste online eBay non è tenuto a vigilare che sulla sua piattaforma venga reiterato un comportamento di diffamazione già censurato e rimosso. Per il prestatore di servizi di rete – in questo caso un hosting – continua a valere la tutela della “neutralità” (fino a prova contraria) prevista dal Dlgs 70/2003. E quando ha trattato il diritto all’oblio sul web la Cassazione (5525/12) ne ha scaricato il costo – e non solo – sulle aziende editoriali, non sui motori di ricerca. Se una notizia è collocata nell’archivio storico della testata e resa disponibile tramite l’intervento dei motori di ricerca, è il «titolare dell’organo di informazione» che deve curarne anche l’aggiornamento continuo. Non regge infatti, sottolinea la sentenza, a scudo della società editoriale, l’argomento per cui nel grande “mare di internet” è possibile comunque trovare ulteriori notizie sul caso specifico.

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